Carcere, ancora risse: «Vertici inadeguati»
La denuncia del Sappe dopo la lite furibonda scoppiata domenica tra detenuti tunisini e albanesi
REGGIO EMILIA. Una maxirissa, scoppiata domenica sera nel carcere di Reggio Emilia, ha coinvolto un gruppo di tunisini e albanesi, tutti detenuti per reati di droga. «Solo grazie al pronto intervento della polizia penitenziaria è stato evitato il peggio» sono le parole di Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Campobasso, segretario regionale. A riportare le ferite più serie è stato un tunisino, curato nell'infermeria del carcere. Non è la prima volta che si parla di risse dentro il carcere della Pulce. Una situazione che i sindacati hanno denunciato più volte e che, spiegano, «si caratterizza ormai da più di un anno per le continue aggressioni tra detenuti, nonché contro la polizia penitenziaria, da parte degli stessi detenuti. Tutto questo è determinato anche dall’assenza di regole precise e, spesso, dalla mancata adozione di provvedenti adeguati, necessari per ripristinare ordine e disciplina. Tutti i detenuti godono del regime aperto, compresi coloro che si rendono responsabili di gravi episodi di violenza».
Secondo il sindacato è «giunto il momento di un'inversione di tendenza, a cominciare da un immediato cambio del vertice, palesemente inadeguato a comandare ed a gestire una situazione che ormai sta sfuggendo di mano a tutti».
Soltanto qualche settimana fa, proprio davanti alla Pulce il Sappe aveva organizzato un presidio di protesta. Fra le questioni sollevate dal sindacato, in una situazione definita ingestibile dagli agenti, l’aumento del numero del personale penitenziario, incremento degli strumenti tecnologici e la creazione di un protocollo con l'Ausl per il trattamento dei detenuti con patologie psichiatriche.
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