«Così la produzione sarà più controllata»
D’ora in poi, le concessioni saranno distribuite gratuitamente dallo Stato attraverso un bando
REGGIO EMILIA. «Al di la del fatto che dal 1 gennaio 2016 non si parlerà più di diritti di impianto dei vigneti ma di autorizzazioni - spiega Gabriele Castelli responsabile Nazionale del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative - la sostanziale novità da oggi in vigore è la definitiva scomparsa della possibilità di compravendita degli stessi fra le aziende. Con lo scopo di evitare il rischio di offerta eccedentaria di produzioni vitivinicole rispetto alle prospettive di mercato da oggi, ogni anno, ogni Stato renderà disponibili autorizzazioni a nuovi impianti nella misura massima dell’1% rispetto alla superficie nazionale complessiva».
Per la nostra provincia questo significa poter realizzare ogni anno nuovi impianti per una superficie massima di circa 70 ettari quando dal 2012 ad oggi l’introduzione di nuove superfici coltivate a vigneto, derivanti quindi da diritti acquistati fuori provincia, è mediamente stata del 3%.
Fra il 2011 ed il 2012 invece, quando il valore delle uve era praticamente la metà di quello attuale, secondo i dati del servizio provinciale agricoltura, ci fu un calo del 2% delle superfici.
«Le nuove assegnazioni – prosegue Castelli - avverranno a mezzo di bandi e saranno totalmente gratuite anche se però non daranno accesso ai contributi per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti come invece continuerà ad accadere nel caso dei reimpianti».
Per reimpianto si intende la sostituzione di un vecchio vigneto con uno nuovo e moderno da realizzare nell’ambito della stessa azienda e per una equivalente superficie che peraltro, non rappresentando incremento, non rientra nell’1% di concessione annua.
«Per questo nuovo strumento che impone vincoli molto più rigidi rispetto al passato – puntualizza Castelli – è previsto un riesame intermedio, che avverrà presumibilmente nel 2017, per valutare il funzionamento e le eventuali proposte di modifica al nuovo regolamento».Al momento le uniche perplessità restano a riguardo delle sorti di quelle autorizzazioni legate ai terreni di chi intende abbandonare la viticoltura ma non cedere il terreno visto che oggi questo ‘patrimonio’ non è più cedibile e pertanto rischia anche di conoscere piccole percentuali di dispersione.
(c.cor.)
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