«Noi non vogliamo i rifiuti di Reggio»
Da Parma un coro di proteste sull’ipotesi di accogliere l’80% dell’indifferenziata reggiana nell’inceneritore di Ugozzolo
REGGIO EMILIA. «L’ipotesi dei rifiuti che Reggio Emilia manderebbe all’inceneritore di Ugozzolo contrasta con quanto deliberato dal Consiglio comunale all’unanimità di tutti i partiti rappresentati così come a stragrande maggioranza dell’Assemblea dei sindaci della Provincia». Non si è fatta attendere la reazione dei cugini d’oltre Enza alle indiscrezioni sulla decisione della Regione di veicolare verso l’inceneritore di Parma l’80% dei rifiuti indifferenziati reggiani.
Ad alzare la voce su un’eventualità di questo tipo è l’assessore all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Parma, Gabriele Folli, che chiede ora ai consiglieri regionali parmigiani di far cambiare rotta alla giunta di viale Aldo Moro, che avrebbe dovuto approvare la delibera sul piano rifiuti alla fine di dicembre, salvo poi far slittare la decisione definitiva a gennaio, probabilmente nella riunione in programma venerdì prossimo.
«In entrambe le mozioni - aggiunge Folli – si chiedeva il rispetto delle prescrizioni con particolare riferimento alla capacità, che non deve eccedere quella autorizzata di 130 mila tonnellate all’anno e alla provenienza che deve essere esclusivamente quella provinciale, sia per i rifiuti urbani che per gli speciali. Noi tutti gli atti che potevamo fare per mantenere le promesse fatte da altri al territorio li abbiamo fatti. Ora mi aspetto che i consiglieri regionali si diano da fare per far rispettare la volontà di Comune e Provincia in assemblea regionale». Una partita, tuttavia, che appare già segnata, con le ultime cartucce da giocare per i parmigiani all’interno di un piano regionale di gestione dei rifiuti in cui l’inceneritore di Uguzzolo recita la parte dell’impianto più recente e tecnologicamente più avanzato.
E quindi destinato a finire in coda nei progetti di spegnimento. Di qui la sua apertura ad accogliere rifiuti anche fuori dalla sua provincia, con il timore dei parmigiani di vedere innalzata la capacità dell’impianto ad una quota di 195 mila tonnellate all’anno. Un’operazione che per i cugini d’oltre Enza comporterà benefici in bolletta, con costi oggi del 20% superiori ai nostri, per un’ipotesi che comunque a Parma continua a trovare forti resistenze.
Fari puntati sull'inceneritore Iren e le sue emissioni anche dal punto di vista sanitario, su cui recentemente sono stati rafforzati i controlli. Proprio nelle scorse settimane, infatti, sempre a Parma è stata firmata una convenzione per la realizzazione di un progetto di sorveglianza degli effetti sanitari diretti ed indiretti dell’impianto di trattamento rifiuti per il 2015, 2016 e 2017. Il monitoraggio sarà realizzato dall’Ausl di Parma, che relazionerà con cadenza annuale.
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