Rubati oggetti sacri nella chiesa di San Rocco
Guastalla: i ladri entrano di notte nell’edificio lesionato dal sisma e arraffano preziosi calici, una croce e un ostensorio d’argento. Il parroco don Roberto Gialdini: “Speriamo che non li fondano in un lingotto”
GUASTALLA. Nella notte tra domenica 3 e lunedì 4 gennaio qualcuno, attraverso l’effrazione di una porta sul retro della sagrestia, si è introdotto nella chiesa di San Rocco di Guastalla, da dove sono stati rubati due preziosi calici lavorati a sbalzo, una croce da tavolo, un ostensorio e un turibolo per l’incenso, tutti in argento.
Difficile fare una stima del loro valore, dato che erano vere e proprie reliquie tramandate di generazione in generazione da circa 200 anni.
E in più, dalla dispensa, sono spariti anche due confezioni sottovuoto di Parmigiano Reggiano. Ladri casuali a caccia di denaro contenuto nelle cassette delle offerte o intenditori di oggetti d'antiquariato?
E’ il dubbio che preoccupa il parroco don Roberto Gialdini il quale lunedì mattina, recandosi alla chiesa di San Rocco, ha scoperto il furto.
«Sarebbe un peccato che andassero fusi in lingotti d’argento: andrebbero distrutti e persi per sempre. Sarebbe una sconfitta. Per questo, per assurdo, prego che chi li ha rubati se li possa ammirare in privato. In 25 anni che sono a San Rocco non era mai successa una cosa simile. Questa chiesa è molto bella e risale al 1585. Mi sto occupando da diverso tempo dei suoi preziosi restauri dopo il terremoto del 2012. Le messe vengono celebrate in una sagrestia che ho trasformato in una piccola chiesa».
«Per fortuna i ladri hanno almeno rispettato l’ambiente – ha detto ancora don Gialdini – Non ci sono stati segni di sfregio, soprattutto verso il tabernacolo. Erano oggetti che usavo di rado ma a cui ero molto affezionato».
I ladri, dopo aver forzato una porta sul retro della chiesa, sono entrati in canonica e da qui si sono introdotti in una sala che ospitava i calici, una croce da tavolo, l’ostensorio per l'adorazione eucaristica e un turibolo, detto anche incensiere, dove viene bruciato l’incenso nei vari riti liturgici prima della lettura del Vangelo o nel rito delle esequie per incensare le salme dei defunti.
Al parroco, che ha giudicato l’azione malavitosa “uno sgarbo”, non è rimasto altro che sporgere denuncia ai carabinieri di Guastalla.
Non è escluso che questi oggetti, quando le acque si saranno calmate, possano spuntare in qualche mercatino d’antiquariato, cedute da qualche ricettatore a incauti appassionati che ne ignorano la provenienza furtiva.
La chiesa di San Rocco è ricca di storia. Nel 1574 il principe Cesare fece costruire in Campo Raniero un oratorio dedicato a San Rocco che nel 1585 venne eretto in parrocchiale. L’edificio fu poi riedificato nel 1641 e successivamente riformato nell’Ottocento.
Presenta una ampia facciata orientata a mezzogiorno, appena scandita dalle sottili lesene.
La parte centrale più alta e conclusa da un frontispizio triangolare si raccorda alle ali minori con due fastigi arcuati con acroteri piramidali in vertice. Il portale è architravato con nicchia superiore.
Al centro, sotto il cornicione si apre una finestra trapezoidale. Il campanile presenta una cella a monofore con copertura a quattro falde.
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