Una corsa ai nuovi vigneti con “licenze” pagate oro
I viticoltori reggiani hanno ipotecato due anni di produzione per nuovi terreni
REGGIO EMILIA. La fine del 2015 per il mondo vitivinicolo reggiano è stata caratterizzata da una frenetica corsa alla compravendita di diritti alla coltivazione dei vigneti che si è protratta fino all’ultima ora utile del 31 dicembre per chiudere questo tipo di operazione.
Questi sono stati gli effetti del nuovo sistema di gestione del potenziale produttivo della viticoltura europea che è entrato in vigore allo scoccare del 1 gennaio 2016 e che ha creato una grande rivoluzione nel settore viticolo reggiano soprattutto dal punto di vista economico.
Tutto per il fatto che da qui al 2030 non sarà più possibile incrementare la superficie viticola di un territorio rispetto a quella attualmente in essere anche in quelle aree felici, come la nostra per esempio, nelle quali la viticoltura rappresenta una delle rare colture di prospettiva.
E’ per questo motivo che in netta controtendenza con quanto si sta verificando nella maggior parte delle aree viticole nazionali, quella del Prosecco esclusa, nei giorni scorsi gli addetti ai lavori hanno assistito ad una vera e propria corsa all’accaparramento degli ultimi diritti di impianto dei vigneti disponibili sul mercato prima dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti. La produzione di uva da vino in effetti, come misura di sostegno del mercato di questo prodotto, è contingentata da quasi trent’anni dalla presenza dei cosiddetti diritti di impianto. Sono una sorta di licenze, necessarie per chi voglia impiantare vigneti.
Questi diritti fino a ieri potevano essere trasferiti da un’azienda ad un’altra tramite compravendita ed il valore degli stessi nel corso degli anni ha sempre subito variazioni in funzione della domanda e dell’offerta passando dalle 500 mila lire per ettaro di fine anni ‘80 ai recentissimi 10/12.000 euro degli ultimi giorni. E’ come se il valore del terreno subisse un aumento di costo variabile fra il 15 ed il 40% a seconda del tipo di terreno a cui ci si riferisce. Prezzi di compravendita che per gli acquirenti - si è trattato sia di viticoltori che di industriali pronti ad investire in viticoltura - hanno significato una pesante ipoteca sulla produzione futura. In particolare c’è chi stima che gli acquisti forsennati di questi giorni possano aver comportato una ipoteca sulla produzione lorda vendibile di quasi due annate. In pratica un investimento che si ammortizza in non meno di due anni. E questo pur di potere acquistare la possibilità di impiantare nuovi vigneti.
Di fatto non si è verificato quello che secondo alcuni doveva essere un crollo delle quotazioni dei diritti negli ultimi giorni dell’anno per il timore che le quote in quel momento non ancora cedute rischiassero di perdere ogni valore. Nella realtà i diritti, molti dei quali provenienti anche da fuori provincia e da fuori regione tanta era la sete di poter realizzare nuovi vigneti, erano esauriti da tempo ed anche le compravendite del 30 dicembre sono state effettuate a prezzi superiori ai 10.000 euro per ettaro.
Ed è proprio la provenienza da altre aree viticole anche importanti, Piacentino, Romagna e Puglia in particolare, a confermare come la realtà vitivinicola reggiana sia in netta controtendenza per il settore.
D’altro canto i bilanci relativi alla vendemmia 2014 ufficializzati dalle cantine nei giorni scorsi ed i prezzi di liquidazione delle uve permettono ancora di essere ottimisti pur con la prudenza dovuta ad un mercato delle produzioni 2015 nel quale gli attori si stanno ancora annusando.
In ogni caso le prospettive future, probabilmente anche grazie a questa nuova politica comunitaria appena entrata in vigore, lasciano ben sperare per il mercato di un vino come il Lambrusco che oggi non ha problemi di domanda ma esige grande capacità commerciale di chi di fatto detiene il prodotto.
Quest’anno si stima che a Reggio la superficie di nuovi vigneti porterà ad un incremento della superficie viticola complessiva che potrebbe raggiungere il 10% quando fino allo scorso anno la percentuale di rinnovo annuo variava fra i 2% ed il 4%.
Tutto questo peraltro sta determinando una forte richieste di barbatelle, le piantine di vite che vengono messe a dimora nei nuovi impianti, e la scarsità dell’offerta del materiale vivaistico sta comportando un’impennata dei impennata dei prezzi nell’ordine del 20%. Saranno quasi 800 gli ettari di nuovi impianti che verranno messi a dimora in terra reggiana nell’inverno 2015- 2016 per un investimento complessivo da parte dei viticoltori che può essere stimato in almeno 25 milioni di euro.
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