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Boretto ricorda il partigiano Nero

Boretto ricorda il partigiano Nero

Felice Montanari commemorato a 71 anni dalla morte, avvenuta all’età di 16 anni

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BORETTO. Settantantuno anni. Tanto è passato dal sacrificio del giovane Felice Montanari, conosciuto da tutti come il "Nero", che il 5 gennaio 1945 diede prova di grande fierezza e coraggio, sacrificando la vita alla fede partigiana a soli 16 anni. Come ogni anno, Boretto lo ha ricordato con la consueta cerimonia, che si è sviluppata in più momenti, in diverse zone del paese. In mattinata una delegazione è partita alla volta di Canneto sull'Oglio (Mantova), Comune di cui Montanari era originario, per la deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba, mentre nel pomeriggio, dopo il "Silenzio" suonato al Casello 23 – dove avvenne il sacrificio – si è svolta la fiaccolata partita dal monumento ai caduti e conclusa al circolo Arci borettese, dove è stata ricordata la sua figura.

Qui, campeggiava la scritta "Nessuna conquista è per sempre", accompagnata da diversi ritratti e fotografie di commemorazioni degli anni passati. Dopo i saluti di Adriana Zoboletti in rappresentanza dell'Anpi, si sono tenuti i discorsi dei vicesindaci di Boretto e Canneto sull'Oglio, Matteo Benassi e Angelo Appiani. Benassi ha incentrato il suo intervento sottolineando l'importanza attuale del sacrificio del "Nero", mentre Appiani, consanguineo di Montanari, ha ricordato alcuni aneddoti familiari riguardanti la zia di Felice, Zita (che si occupò di lui come un figlio) e la sorella Maria, scomparsa quasi da un anno. A seguire, la giovane consigliera comunale Beatrice Bolsi è intervenuta con alcune letture, intervallate da canti partigiani. Ad assistere, decine di persone provenienti sia da Boretto che dalla provincia mantovana, oltre ai rappresentanti delle forze dell'ordine e dell'associazionismo locale.

In quel lontano 5 gennaio 1945, al Casello 23, vicino alla Fiuma, il giovane Felice Montanari, per evitare di cadere nelle mani del nemico, resistette per alcune ore, con un maresciallo tedesco suo prigioniero, a un assedio armato delle Ss e dei fascisti, i quali si facevano scudo di cittadini borettesi rastrellati sul posto. Vistosi perduto, per salvare gli ostaggi ed evitare di cadere vivo nelle mani del nemico, si uccise, senza assassinare il suo prigioniero per evitare rappresaglie.

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