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Reggio Emilia, rotonda nel caos: è colpa del semaforo

di Evaristo Sparvieri
Reggio Emilia, rotonda nel caos: è colpa del semaforo

Ingorghi e polemiche sull’attraversamento in viale Timavo. Tutino: «Sarebbe un errore toglierlo, serve a tutelare i pedoni»

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REGGIO EMILIA. «Qualunque spostamento di quel semaforo ci lascia perplessi: fluidificherebbe il traffico generando però problemi alla sicurezza di pedoni e ciclisti». È da sempre uno dei punti di discussi della mobilità cittadina, dove una rotonda si incontra direttamente con un semaforo. Due strumenti di regolazione del traffico che generalmente rappresentano un’alternativa l’una all’altro. Ma che invece convivono non senza creare problemi nella rotonda di piazza Duca D’Aosta, nel bel mezzo della circonvallazione, generando ripetuti ingorghi al traffico e continue lamentele degli automobilisti. Soprattutto nelle ore di punta.

Come raccontato anche da Angelo Ferrari, istruttore di una scuola guida reggiana, che ha scritto alla Gazzetta chiedendo al Comune di intervenire. E proponendo due ipotesi di spostamento del semaforo: «Quotidianamente il traffico in circonvallazione viene rallentato all’altezza della rotatoria di piazza Duca d’Aosta – scrive Ferrari – La rotatoria è sicuramente sottodimensionata per il volume di traffico che la percorre, ma un altro errore è sicuramente il posizionamento del semaforo pedonale attualmente su viale Timavo».

Per Ferrari, «considerando che il maggior volume di traffico percorre la circonvallazione in senso antiorario (onda verde) appare evidente che nella rotatoria di Santo Stefano (piazza Duca d’Aosta) basterebbe spostare il semaforo pedonale su viale Isonzo (per capirci dalla parte dell’autoscuola Baraldi), ciò consentirebbe ai veicoli che provengono dalla via Emilia di accedere alla rotatoria in modo sicuramente più funzionale e non rallenterebbe i veicoli che provengono da viale Timavo (onda verde)».

Spostamenti che però non convincono l’assessore alla Mobilità, Mirko Tutino, che assicura di aver già preso in considerazione queste ipotesi, ma di non averle ritenute una soluzione adeguata.

«Sono entrambe soluzioni che, spostando il semaforo, andrebbero a spostare anche un attraversamento protetto proprio dallo stesso semaforo, che oggi rappresenta uno dei punti di maggior transito di pedoni e ciclisti, anche per la vicinanza degli uffici postali».

Secondo Tutino, l’installazione del semaforo è infatti strettamente connessa alla sicurezza pedonale. E lo spostamento delle strisce sia a nord che a sud rappresenterebbe un disagio per chiunque debba attraversare la strada, soprattutto gli anziani, fra i principali fruitori dei servizi nelle vicine Poste: «Un’ipotesi che può essere presa in considerazione è il cosiddetto “spezzamento” pedonale, che consiste nel far attraversare i pedoni fino al mezzo della carreggiata e poi farli fermare in attesa di un nuovo verde pedonale, terminando quindi l’attraversamento. Questo consentirebbe al traffico di fluire nella carreggiata non bloccata».

Ma, per Tutino, si tratta di «un’ipotesi estrema. Abbiamo già lavorato sui tempi del semaforo. E molti pedoni si sono lamentati perché dura troppo poco. Capisco gli automobilisti, ma dobbiamo prevenire ogni atteggiamento che possa rappresentare un di pericolo, tutelando in primo luogo i pedoni più vulnerabili come gli anziani e i portatori di handicap».

Parole alle quali risponde nuovamente Angelo Ferrari. Ecco un estratto del testo della nuova lettera inviata alla Gazzetta: Per fare chiarezza sul discorso semaforo a Santo Stefano (piazza Duca D’Aosta) ribadisco che la soluzione è togliere il semaforo pedonale da dove si trova attualmente e spostarlo sul lato nord della rotatoria (davanti all’autoscuola Baraldi). Il flusso ciclopedonale si trasferirebbe dall’altro lato della rotatoria e non si capisce che disagio provocherebbe a pedoni e ciclisti. Per semplificare ciò avviene già nell’incrocio di via Guasco (davanti all’Esselunga ) pedoni e ciclisti attraversano solo sul lato nord. Non sta scritto da nessuna parte che in un incrocio (o in una rotatoria) debbano esserci quattro attraversamenti pedonali, tre possono essere più che sufficienti. Sarebbe ora di finirla con questa scusa degli utenti deboli (ciclisti, pedoni, ecc..) siamo tutti sulla stessa strada e siamo alternativamente automobilisti , ciclisti o pedoni. Gli amministratori dovrebbero preoccuparsi di far funzionare le cose e se le cose non funzionano, ammettere gli errori e porvi rimedio, senza tirare in ballo ogni volta gli anziani e i portatori di handicap  che quotidianamente affrontano l’incrocio in questione con il cuore in gola".
 

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