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Festa del Tricolore, Laura Boldrini: "Gestire l’immigrazione per evitare tensioni sociali"

Paolo Cagnan
Festa del Tricolore, Laura Boldrini: "Gestire l’immigrazione per evitare tensioni sociali"

La presidente della Camera a Reggio per la Giornata nazionale della Bandiera: «L’Europa deve svoltare nettamente, affidarsi ai tecnocrati è un errore»

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REGGIO EMILIA. La presidente della Camera Laura Boldrini a Reggio Emilia per la festa del Tricolore. Ha accettato di parlare con la Gazzetta delle questioni di grandissima attualità legate ai migranti e alle politiche europee e italiane sul tema.

La questione al centro dell’agenda europea è salvare o affondare Schengen? O, piuttosto, come attualizzare il Trattato?

La libera circolazione tra i Paesi dell’Unione Europea è uno dei pilastri fondamentali, dunque dobbiamo riuscire a salvaguardarla e anche a gestire questo spazio di libertà, in modo che non subisca restrizioni non previste dal Trattato stesso. Il Trattato prevede che in alcune situazioni eccezionali possano essere ripristinati dei controlli alla frontiera, ma solo per un tempo limitato. Mi auguro che quello che accade oggi sia veramente legato ad un tempo limitato perché è in gioco una delle conquiste fondamentali dell’Unione europea, quell’Europa che negli ultimi sessant’anni ci ha portato ad essere un continente di pace, benessere, sviluppo. Il continente del rispetto dei diritti, caratteristiche che ci hanno reso grandi in tutto il mondo. Questo nostro Dna deve essere salvaguardato. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12735619:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/01/07/fotogalleria/reggio-emilia-festa-del-tricolore-la-parata-militare-1.12735619]]

La crisi economica acuisce i conflitti sociali.

E’ chiaro che negli ultimi anni la crescita economica si è rallentata ed è stata messa a repentaglio. In molti Paesi assistiamo a sacrifici, privazioni e sofferenze dei cittadini, che hanno ovviamente creato anche tensioni sociali e molta sfiducia nella politica e nelle istituzioni, sia nazionali sia europee. Dobbiamo riconsiderare questa politica economica per evitare che tutto precipiti e che vincano coloro che vogliono disgregare l'Europa, mettendo la parola fine al più grande progetto politico dalla fine della seconda guerra mondiale. Bisogna agire per salvaguardare l'Europa, rimettendo al centro il pilastro sociale che ora non c'è. In alcuni stati, diritti fondamentali non sono più rispettati: io dico che questo deve essere oggetto di sanzione, proprio come le questioni di finanza pubblica.

Nei giorni scorsi lei ha parlato della cosiddetta clausola di condizionalità. Sembra un concetto astruso, ma è in realtà un elemento dirompente.

Si sta in una famiglia condividendo oneri e onori. Non si può pensare di ricevere benefici e sussidi molto cospicui e non rispondere quando c’è bisogno di unire le forze. La Commissione Europea ha fatto un passo importante, mettendo a disposizione degli stati membri l'Agenda per l'immigrazione: si va verso una centralità del diritto d'asilo, una prova generale di una maggiore integrazione politica. Il progetto si è bloccato perché alcuni Stati non hanno aderito: allora, forse vale la pena che si mettano in atto clausole di condizionalità rispetto al sistema di redistribuzione delle risorse, altrimenti si rischia di mettere in crisi il sistema. Quanto alle sanzioni, dovrebbero essere applicate anche quando non si ottempera al rispetto dei diritti fondamentali.

E poi c’è la Grecia...

Quello che è successo in Grecia è veramente terribile. Io non vorrei mai più vedere i cittadini europei ridotti così ai minimi termini nel giro di quattro o cinque anni, avendo subìto una drastica penalizzazione per responsabilità che sono certamente anche della classe politica greca, ma che non possono essere caricate sulle spalle dei cittadini stessi. Spero in una Eurozona in cui ci possano essere meccanismi di salvataggio più sostenibili per i Paesi in difficoltà. Vede, la moneta unica va bene, ma poi i debiti restano nazionali, e questo meccanismo non funziona. Così come le frontiere sono uniche, ma poi ogni singolo Stato deve gestire i migranti che arrivano sul proprio territorio, e anche questo meccanismo, così non può funzionare. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12720074:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/01/04/news/festa-del-tricolore-a-reggio-emilia-senza-le-transenne-1.12720074]]

Servono però fatti concreti che contrastino l’eurodisfattismo.

C’è un’iniziativa che ho voluto prendere come presidente della Camera, questa estate, mentre morivano i migranti in mare e la Grecia rischiava l’espulsione dall’Eurozona. Ho contattato i miei omologhi per un’iniziativa congiunta: una dichiarazione a favore di una maggiore integrazione politica europea e per una maggiore attenzione dell’Unione alle questioni sociali, nell’ottica di una reale condivisione di sovranità in nome di quella Unione federale di stati che dovrebbe diventare l'Unione europea. Il 14 settembre a Roma abbiamo firmato in quattro - Italia, Francia, Germania, Lussemburgo - lo scorso 22 dicembre in Austria siamo arrivati alla decima firma della nostra dichiarazione. Io proseguo in questo impegno, con l’obiettivo di sottoporre la dichiarazione alla Conferenza di tutti i parlamenti degli Stati membri, a maggio in Lussemburgo. L’esigenza di non restare a guardare ce l'hanno tutti coloro che hanno a cuore l'Europa, ma bisogna dare una linea al cambiamento e coinvolgere i parlamenti e i cittadini. Per questo, quanto prima avvierò una consultazione pubblica attraverso il web ed ho chiesto ai miei omologhi e al presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, di fare altrettanto. E’ importante quale Europa vogliono i cittadini e lavorare a questo obiettivo. L'Europa non è né può essere una questione di tecnocrati e di soli capi di governo. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12736113:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/01/07/news/festa-del-tricolore-la-prima-volta-dei-para-in-piazza-prampolini-1.12736113]]

Al di là del fatto (tutt’altro che trascurabile) di essere stata lasciata sola, l’Italia mostra falle evidenti nel suo sistema d’accoglienza; perché?

Ho lavorato molti anni in questo settore e ho sempre visto ripetersi le stesse situazioni di crisi. L’Italia non ha voluto o non ha saputo ancora mettere a punto un sistema modulare d'accoglienza, capace di imparare dalle precedenti esperienze, dalle lezioni e dalle buone pratiche, per ottimizzare il proprio modello. Manca un sistema strutturato, in moduli appunto, a seconda delle necessità e delle situazioni. Invece, quasi sempre operiamo in regime d'emergenza con tutto quello che implica. Ogni anno si ricomincia da capo senza fare tesoro dell'esperienza, e poi la dimensione emergenziale è negativa da ogni punto di vista. Non solo perché per gli appalti si va in deroga alle norme, ma perché l’emergenza è un qualcosa di negativo, che genera sentimenti di ansia e paura e questo impedisce al Paese di maturare una consapevolezza sulle questioni dell'accoglienza e dell'integrazione.

Fuga dalle guerre, ma anche dalla povertà.

Il fenomeno migratorio è strutturale in tempi di globalizzazione. Per quanto riguarda i rifugiati, più ci saranno conflitti e guerre, più queste persone saranno costrette alla fuga. Quanto ai migranti economici, bisogna saper gestire i movimenti di queste persone. E in ogni caso chi spaccia la ricetta della chiusura delle frontiere come soluzione del problema rende un grande torto all' intelligenza delle persone. E’ infatti mistificatorio pensare che così si starà meglio, l’autarchia è assolutamente antistorica e chi la propugna non ha nessuna visione del mondo contemporaneo. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.12736549:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/01/07/fotogalleria/festa-del-tricolore-laura-boldrini-riceve-la-maglia-dell-ac-reggiana-1.12736549]]

Lei sa di essere considerata da una parte dell’opinione pubblica come una sorta di ultrà dell’accoglienza “a prescindere”. Come si pone verso chi la critica?

Io credo che ci siano tante persone in buona fede che hanno paura e che purtroppo si affidano a ricette inefficaci, semplicistiche e proposte in malafede. Credo sia giusto interloquire con tutti, ma sulla base di argomenti e competenze. a volte, vengo insultata da chi non ha argomenti, non conosce la materia e usa la questione migranti per scopi propagandistici. Io amo il mio Paese e sto dando il mio contributo affinché si arrivi a gestire questo fenomeno con lucidità e limitando al massimo la paura, che non è mai buona consigliera. Nel dire questo, non mi sento affatto un ultrà.

C’è anche una questione di sicurezza dei confini nazionali, che spesso si mischia alle polemiche sui migranti.

La sicurezza è nell’agenda italiana, c’è molta allerta su questo tema. Come la si rafforza? Con un maggiore coordinamento trai i servizi di intelligence e di polizia dei Paesi, e anche questo ci richiede più europa. Abbiamo visto che ci sono ancora resistenze a condividere le informazioni e questo va a discapito dei cittadini stessi. Servono sistemi di collaborazione giudiziaria e indagini condivise, occorre vietare le transazioni con soggetti in odore di terrorismo, non bisogna vendere armi a paesi che attraverso triangolazioni riforniscono chi diffonde il terrore.

Oggi lei sarà a Reggio Emilia, patria del tricolore. Per dire cosa?

Il mio discorso sarà incentrato sui rischi degli eccessi di nazionalismo, che considero altamente illiberali e autoritari. Oggi gli interessi nazionali non si tutelano con il nazionalismo, che anzi affonderebbe quegli stessi interessi. Bisogna creare ponti e sapere influenzare le grandi scelte che sempre più spesso vengono fatte a livello internazionale. Essere autorevoli a livello europeo e internazionale: questo serve oggi. Dal tema del lavoro alla lotta al terrorismo, dal cambiamento climatico alle questioni energetiche, bisogna avere peso sui tavoli che contano.

L’immigrazione va gestita, non solo a parole. Gli slogan, da soli, non aiutano ad evitare i conflitti sociali. Anche a Reggio Emilia.

Fondamentale per consentire l’abbassamento del livello di conflitto potenziale è riuscire a far conoscere chi arriva alla comunità locale e organizzare luoghi d’incontro. Le amministrazioni locali hanno il compito di gestire il fenomeno sui loro territori. Non è facile, lo capisco, ma bisogna sforzarsi di far conoscere le persone che arrivano, organizzando nei quartieri momenti di incontro e di scambio. Quando le persone si guardano negli occhi, quando i locali ascoltano le storie dei rifugiati, i loro drammi, non solo si sentono più empatici, ma spesso si fanno poi avanti per aiutare. Solo così crolla il muro della diffidenza e della paura. Abbassando le difese, generando momenti di convivenza. Questo passaggio a volte è stato trascurato lasciando spazio alla paura. L’unico antidoto alla paura è la conoscenza, altrimenti si finisce per temere sempre il peggio. Su questo, non c’è dubbio, bisogna lavorare di più.

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