Gazzetta di Reggio

Reggio

«I contatti del clan: massoni e cavalieri»

di Tiziano Soresina
«I contatti del clan: massoni e cavalieri»

L’antimafia di Catanzaro fa un quadro fosco: «Rapporti non rassicuranti col fine di piegarli agli interessi della cosca»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Nel corso della conferenza stampa di lunedì Giovanni Bombardieri – procuratore facente funzioni di Catanzaro – ha voluto commentare uno dei risvolti più inquietanti dell’inchiesta Kyterion bis: «La partecipazione ai tavoli di logge massoniche o associazioni di cavalieri era vista dalla cosca Grande Aracri – ha rimarcato il magistrato – come uno strumento di incontro con persone perbene che potevano tornare utili agli interessi della stessa cosca».

Il procuratore fa riferimento ad alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, fra cui quella (riportata a lato) in cui è lo stesso boss Nicolino Grande Aracri che parla della sua investitura, a Roma, a cavaliere di Malta, con discorsi che “toccano” anche la massoneria calabrese. Parole scambiate – e captate dalla Dda l’11 settembre 2012 – dal boss con alcune persone, fra cui c’è la significativa presenza (evidenziata da chi ha indagato e dal gip) di Sabatino Marrazzo «uno dei maggiori esponenti della ’ndrangheta di Belvedere Spinello ed anche appartenente alla massoneria».

Entrature «in ragione dei suoi rapporti con istituzioni massoniche e cavalierati vari, pure strettamente collegati con ambienti del Vaticano» assicurate anche dalla giornalista 72enne Grazia Veloce: lo sostengono gli inquirenti e a cui dà un certo peso il gip Domenico Commodoro nell’ordinanza. La donna regalerà una spada con i simboli dei “Cavalieri Templari” al capoclan, poi sequestrata nel corso di una perquisizione nella casa di Nicolino. Per non parlare della busta da lettere addirittura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (rinvenuta nell’abitazione della Veloce) e indirizzata ad un sacerdote che aveva scritto una lettera di raccomandazione (trovata il 6 marzo 2013 nella casa di Nicolino Grande Aracri) per favorire il trasferimento di Giovanni Abramo (accusato del delitto di Antonio Dragone) dal carcere di Sulmona a quello di Catanzaro.

Su come si stava muovendo la cosca nè dà un ritratto fosco il gip sempre nell’ordinanza: «Uno spaccato non rassicurante dei rapporti di esponenti della criminalità organizzata – scrive il giudice – dei rapporti di esponenti della criminalità organizzata con soggetti che gravitano in contesti politici, religiosi, di organizzazioni riconducibili a cavalierati variamente e comunque di ambiti che nella distorta ed interessata concezione delle relazioni interpersonali da piegare ai propri interessi, vengono considerate veicolo di maggiore capacità di penetrazione del tessuto socio-economico in una dinamica duttile delle organizzazioni criminali che consenta ai sodalizi che conseguono tali legami interpersonali di accrescere con essi le capacità operative del sodalizio e la maggiore diffusività sia interna al sodalizio stesso che esterna della percezione della capacità di interferenza e condizionamento nei diversi settori di operatività».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google