Imprese, nel 2014 tocca il picco di investimenti
Le industrie medio-grandi hanno lasciato il segno secondo Confindustria e Intesa Sanpaolo
BOLOGNA. Sono in crescita gli investimenti delle imprese in Emilia-Romagna, con un picco quest'anno a partire dal 2010, ma il trend positivo riguarda più che altro le aziende di medio-grandi dimensioni. Questo, in sintesi, il quadro che è emerso dall'indagine sugli investimenti industriali presentata lo scorso dicembre da Confindustria Emilia-Romagna, insieme con Intesa Sanpaolo e l'assessore regionale Patrizio Bianchi nella sede di via Barberia.
L'indagine, nella sua 16esima edizione, ha fatto il punto sulle scelte delle imprese nel corso del 2014: sono state coinvolte 557 aziende della manifattura, per un totale di 65.000 addetti e un fatturato complessivo intorno ai 20 miliardi di euro. Un approfondimento viene dedicato a investimenti in Ict, digitalizzazione e «industria 4.0».
Dunque, resta alta e in crescita la propensione ad investire in regione: l'86% del campione l'ha fatto nel 2014 e l'86,2% ha previsto di farlo nel 2015. Nel 2015, in sostanza, si registra il livello più alto di propensione ad investire dal 2010 a questa parte. gli investimenti più diffusi sono quelli in formazione (51,2%), Ict (47,6%), linee di produzione (43,1%), ricerca e sviluppo (40,6%). in generale, la quota di fatturato destinata agli investimenti è superiore all'anno precedente: 4,4% contro il 4,3% del 2013. Ma, appunto, gli investimenti risultano molto concentrati: il 9% delle imprese analizzate contribuisce al 70% del valore totale del 2014. Si tratta di circa 40 aziende medio-grandi, che nel corso dell'anno considerato hanno investito tramite una spesa superiore ai quattro milioni. Questo «a conferma sia del divario nelle performance delle imprese», anche nello stesso settore, sia «della rilevanza del fattore dimensionale», si legge nello studio di Confindustria.
Per il 2016 in Emilia-Romagna gli industriali intravedono inoltre una crescita del Pil di nuovo superiore alla media nazionale, ma senza una ripresa attorno al 2-2,5% la svolta resta incerta per i tremestri a venire.
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