Gazzetta di Reggio

Reggio

Avvocato accusato di tentata estorsione

di Carlo Gregori

Casalgrande: il legale avrebbe aiutato due cugini di Ambrisi a impossessarsi di un maxi risarcimento

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CASALGRANDE. A soli due mesi dalla comunicazione pubblica delle indagini, la procura ha annunciato la chiusura dell’Operazione Intoccabili. L’aspetto del tutto inatteso di questo ultimo atto è il coinvolgimento di un avvocato civilista di Casalgrande, che ha lo studio a Sassuolo, accusato niente meno che di tentata estorsione in concorso con due cugini di Rocco Ambrisi, il “braccio” dei due indagati principali, secondo la procura il complice della “mente” Adamo Bonini titolare di pizzerie e locali.

Di questo ramo dell’inchiesta finora non si sapeva nulla. D’altra parte si tratta di un episodio specifico che pare del tutto collaterale e avulso dal principale filone di accuse: prestare denaro “a strozzo” e poi minacciare piccoli imprenditori che volevano aprire attività nel settore dei locali pubblici. Questa volta Ambrisi, i suoi cugini S.M. e F.M. e l’avvocato A.M. (37 anni, residente a Casalgrande, come Ambrisi) sono accusati per una torbida vicenda familiare legata a una eredità.

Nel marzo 2014 avviene un incidente e muore un congiunto dei due fratelli. Questi lascia una figlia piccola e la moglie, una donna dell’Est Europa. In ballo c’è una possibile eredità consistente: l’incidente sarebbe stato causato da terzi e quindi si profila un consistente risarcimento, allo stesso tempo il defunto ha lasciato una polizza vita; infine, la piccola orfana potrebbe ricevere a sua volta un altro ingente indennizzo assicurativo per la perdita del padre, se il giudice accertasse la colpa di terzi.

Secondo l’accusa, i due congiunti si presentano alla vedova e le intimano di rinunciare alla patria potestà o alla custodia della figlia minorenne in loro favore. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due fratelli avrebbero detto in più occasioni alla vedova che l’avrebbero ammazzata o che si sarebbe ammazzata da sola, lasciando intendere che ne avrebbero simulato il suicidio.

Non solo: sempre secondo quanto ricostruito dai magistrati – i pm Marco Niccolini e Claudia Natalini– i due fratelli le avrebbero ripetuto più volte che le avrebbero fatto togliere la figlia attraverso i Servizi sociali. E avrebbero anche messo in atto questa minaccia presentando ai Servizi sociali di Sassuolo un esposto concordato con il loro avvocato, A.M., e con il loro cugino, Rocco Ambrisi. Tutto questo, secondo la procura, è avvenuto secondo un disegno preordinato che serviva per screditare la vedova: l’intento era infatti di accusarla di presunte condotte “leggere” e di negligenza verso la figlia minore, motivi sufficienti per mettere in allarme i Servizi sociali. I due fratelli l’avrebbero anche minacciata di toglierle l’auto, cosa che avrebbe fatto Ambrisi organizzando il furto di una Fiat Punto e una Opel Tigra.

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