«Gravidanza seguita in strutture private»
Bimbo nato senza gambe, l’Ausl e il Maggiore di Parma si difendono. L’esperto: «Decisiva la morfologica al quinto mese»
SCANDIANO. «Fino all’ottavo mese, tutta la gravidanza è stata seguita in strutture private». Una precisazione pesante, quella che arriva dai responsabili dell’azienda ospedaliero-universitaria del Maggiore di Parma e dell’Ausl di Parma dopo la bruttissima vicenda che vede sfortunato protagonista Bryan, un bimbo di Parma nato la notte di Natale senza le gambe. E questo, nonostante gli esami fatti nei mesi precedenti non avessero fatto minimamente pensare al rischio di una malformazione. La mamma, Monica, è una 34enne nata e cresciuta a Scandiano, da anni residente nel Parmense assieme al marito Hektor, con cui ha avuto un altro bimbo che oggi ha 7 anni.
I genitori hanno deciso di affidarsi a due avvocati, che hanno già richiesto la messa in mora e mandato diffide ai medici e alle strutture ospedaliere coinvolte in provincia di Parma. E proprio da qui partono i direttori Massimo Fabi dell’ospedale ed Elena Saccenti dell’Ausl: «Desideriamo esprimere vicinanza alla famiglia e comprensione per il loro dolore, impegnando i servizi delle due aziende a garantire supporto e assistenza», spiegano. E annunciando di aver subito avviato un’indagine.
Con che risultato? «Dai primi esiti delle verifiche risulta che la gravidanza sia stata seguita fino all’ottavo mese in ambito privato e dunque non all’interno dei percorsi di sicurezza e garanzia del sistema sanitario pubblico o privato accreditato». Le prime verifiche raccontano di una gravidanza «presa in carico in ambito privato e soltanto alla 32esima settimana sia stata effettuata un’ecografica al consultorio della Casa della Salute Parma, centro del sistema pubblico».
In quell’occasione, l’esame diagnostico ha «verificato la regolarità di tutti i parametri previsti dalle linee guida nazionali e regionali sulla gravidanza a quel periodo di gestazione».
Per quanto riguarda invece le caratteristiche degli arti inferiori e superiori, «il periodo in cui effettuare l’ecografia morfologica è tra la 19esima e la 21esima settimana, sempre secondo le linee guida nazionali e regionali».
In pratica, sostengono i dirigenti, nel momento in cui la sanità pubblica è stata coinvolta nella gravidanza non ci si doveva più concentrare sullo sviluppo degli arti, perché gli esami dei mesi precedenti avrebbero già dovuto fare chiarezza su eventuali problemi in questo senso. E un eventuale errore, quindi, non sarebbe di competenza della sanità pubblica parmense.
Perché, sostengono Fabi e la Saccenti, «per ridurre al massimo ogni tipo di rischio nella gravidanza è fondamentale seguire i percorsi di presa in carico delle strutture pubbliche o dei centri privati accreditati, che forniscono maggiori garanzie di qualità e sicurezza per un evento così importante come l’attesa e la nascita di un bambino».
Interessante, sul tema, la riflessione di uno dei principali esperti italiani di neonatologia, Sandro Gabrielli della clinica ostetrica del policlinico Sant’Orsola di Bologna e coordinatore per l’Emilia Romagna della Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica e metodologie biofisiche (Sieog). Per Gabrielli, il momento chiave è l’ecografia morfologica della 20esima settimana, al quinto mese, considerata una delle principali per valutare le condizione fisiche del feto. Nell’ecografia del quinto mese, spiega, si giunge nel momento «in cui il feto si vede meglio, anche se non al 100%, e si procede di routine anche alla misurazione del femore e alla visualizzazione delle gambe fino ai piedi. Con l’eco alla 30esima settimana, invece, si effettua di solito la misurazione del femore ma, se non ci sono indicazioni particolari sulla base di esami precedenti, la visualizzazione totale degli arti può anche non esserci, complice pure la posizione del feto».
Entrambi gli esami diagnostici sono stati fatti prima della presa in carico dell’azienda pubblica, e a quel punto, al di là della struttura scelta, la malformazione sarebbe già dovuta essere evidente. (adr.ar.)
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