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Affittacamere abusivo in via Cassala: 11 persone in tre stanze

Affittacamere abusivo in via Cassala: 11 persone in tre stanze

Pagavano dai 50 ai 90 euro al mese a un pachistano. L’indagine da un esposto degli abitanti

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REGGIO EMILIA. Undici persone, interi nuclei familiari, che vivevano in tre stanze di un appartamento di via Cassala 4 grazie al subaffitto irregolare praticamente da un uomo di origine pakistana. E’ quello che hanno scoperto gli uomini della Squadra mobile nel quartiere di Santa Croce. Gli accertamenti non sono finiti, bisogna capire se il proprietario dell’immobile fosse a conoscenza di quanto avveniva in quella casa e a chi fosse effettivamente intestato il contratto di affitto.

A svelare la situazione è stato un esposto arrivato negli uffici di via Dante da alcuni cittadini. L’appello costantemente ripetuto da parte del questore, Isabella Fusiello, rivolto alla cittadinanza di segnalare sospetti e problemi non è caduto nel vuoto. Così come è stato mantenuto l’impegno di andare a verificare ogni qual volta dalla città arriva una segnalazione.

Gli uomini della Squadra mobile lo hanno fatto una prima volta senza riscontrare irregolarità. La seconda, invece, ha permesso loro effettivamente di verificare che quel via vai sospetto denunciato da qualche cittadino nascondeva in effetti una realtà di subaffitti irregolari all’interno dell’appartamento.

Secondo quanto è stato ricostruito, sono tre i nuclei familiari - composti da uomini e donne di giovane età, ma non sono stati trovati bambini - scoperti nell’alloggio. Cittadini di origine pakistana, tutti con un regolare permesso di soggiorno che avevano subaffittato la stanza a prezzi che vanno dai 50 ai 90 euro, al mese.

Si tratta di violazioni di natura amministrativa, che dovranno essere perseguite e che potrebbero portare a ulteriori sviluppi. Tuttavia, la scoperta della Squadra mobile svela ancora una volta quello che succede in uno dei quartieri della città più spesso al centro dell’attenzione e fa tornare a parlare di alloggi, dove ancora risulta difficili capire chi effettivamente ci abiti rispetto a quanto non dicano contratti di affitto e le registrazioni anagrafiche.

Su questo fronte, negli ultimi tempi proprio su segnalazione dei residenti gli accertamenti si sono fatti più intensi e puntuali. Non di rado si è scoperto che in una casa sola risultavano residenti decine di persone o piuttosto domiciliate persone che invece i documenti ufficiali non davano come risiedenti lì. Situazioni al limite della legalità, o addirittura non a norma, che richiedono di essere risolte. Parte anche da questo tipo di accertamenti la lotta al degrado e l’affermazione di una più alta qualità della vita di questi quartieri. (el.pe)

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