Nel 2007 nasce il «patto» con politica e istituzioni
La relazione dell’ex prefetto De Miro alla Commissione parlamentare antimafia ricostruisce il radicamento delle cosche in provincia di Reggio Emilia: ecco come
Nei giorni giorni abbiamo pubblicato numerosi atti dell’inchiesta Kyterion bis della Dda di Catanzario che ha ricostruito, tra l’altro, i retroscena del delitto Dragone e dell’ascesa di Nicolino Grande Aracri, nuovo boss della ’ndrangheta in Emilia. Oggi vi proponiamo la ricostruzione di quei fatti contenuta nella relazione dell’allora prefetto Antonella De Miro, consegnata alla Commissione parlamentare antimafia in occasione dell’audizione del febbraio 2015, proprio a Reggio Emilia. I sottotitoli in grassetto sono nostri, così come le frasi evidenziate.
IL CONFINO, L’INIZIO. E' stato con la pratica dei soggiorni obbligati che la criminalità organizzata di origine calabrese ha messo le sue radici nel Reggiano. Ancorché la radicata presenza delle mafie in Emilia Romagna sia conclamata da meno di un decennio, anche tra gli "addetti ai lavori", l'operatività e la pervasiva esistenza nel Reggiano di soggetti riconducibili alla 'ndrangheta è da ritenersi immediatamente successiva all'immigrazione calabrese, e pertanto tra il 1960 e 1970. Si può datare con certezza, invece, la presenza di esponenti di rilievo criminale dal giugno del 1982. In tale periodo Antonio Dragone, capo della locale di Cutro (KR) anche se ufficialmente custode di una scuola elementare, venne sottoposto dal Tribunale di Catanzaro alla misura del soggiorno con obbligo di dimora per due anni nel comune di Quattro Castella.
Successivamente, per un periodo, Dragone domicilierà anche nell'albergo dei genitori del reggiano Bellini Paolo, conosciuto come la “Primula nera”, esponente di estrema destra che si è macchiato di numerosi omicidi e che, paradossalmente, diverrà poi uno tra i più efficienti e spietati sicari della 'ndrangheta, sia in Emilia, sia in Calabria, e poi collaboratore di giustizia.
BASSO PROFILO. Dragone, appena giunto, assunse da subito un atteggiamento in linea con il suo essere elemento di spicco della 'ndrangheta facendo confluire in provincia di Reggio Emilia diversi affiliati alla cosca, tramite i quali iniziò a gestire attività criminali, in particolare narcotraffico, estorsioni, usura e riciclaggio, non trascurando la permeazione del tessuto socio-economico locale, con l'aggiudicazione di appalti edili, sempre attento a non dare nell'occhio, a non manifestarsi in azioni delinquenziali che potessero destare allarme sociale ed attirare così l'attenzione delle forze di polizia. Le vittime delle estorsioni erano tutte originarie del Crotonese, perché in grado di rendersi conto della pericolosità intimidatoria del gruppo mafioso operante sul territorio e quindi più propense a pagare, anziché denunciare e correre il rischio di subire violente ritorsioni verso i familiari rimasti nel paese di origine. Malgrado la cautela che caratterizza da sempre la 'ndrangheta, da quel periodo in poi, il territorio reggiano riscontrerà gravissimi eventi di incontrovertibile matrice mafiosa. Già nello stesso 1982
GLI ATTENTATI. Antonio Dragone fu oggetto di attentati ad opera di esponenti della avversa cosca degli Oliverio, con la quale era in corso una cruenta faida già dal 1973, anch'essi con appoggi "familiari" nel Reggiano. Nonostante il breve soggiorno obbligato a Quattro Castella (RE), Dragone riuscì a radicare la propria cosca nella provincia di Reggio Emilia e, in particolare, operando nei comuni di Correggio e Cavriago, ma anche nelle vicine Parma, Piacenza, Mantova, Cremona e Verona, inoltre agendo anche sui Cutresi avulsi dal contesto criminale ma allora non ancora integrati nell'ambito locale. Ancora oggi la predetta macroarea geografica è quella di maggiore influenza della 'ndrangheta cutrese (Grande Aracri) come ulteriormente confermato dall'indagine Aemilia di cui si parlerà appresso.
DROGA CONNECTION.Nei primi anni '90, la cosca controllava gran parte del mercato degli stupefacenti delle province di Reggio Emilia e Modena non disdegnando, a differenza dei luoghi di origine e come avviene ancora oggi, di associarsi a soggetti del posto "esterni". A quegli anni risalgono ad esempio i rapporti tra DragoneRaffaele, assurto al vertice in seguito all'arresto di Dragone Antonio, e un ex direttore di filiali della Cassa di Risparmio nel modenese, Cavazzuti Renato, che organizzò un vasto traffico di eroina, rifornendosi dai Dragone, con il quale fu arrestato nel 1993. Raffaele era già stato arrestato nel 1992 quale mandante degli omicidi di Vasapollo Nicola e Ruggiero Giuseppe, avvenuti rispettivamente a Reggio Emilia e a Brescello nello stesso anno. Il primo venne freddato nella sua abitazione di Pieve Modelena, nella prima periferia di Reggio Emilia, dove si trovava agli arresti domiciliari. Ruggiero, anch'egli in detenzione domiciliare, venne ucciso nella sua abitazione reggiana da sicari giunti dalla Calabria, travestiti con uniformi dei carabinieri e su una finta "gazzella".
ARRIVA “MANUZZA”. Verso la fine degli anni '90, con l'arresto di Dragone, il coordinamento della cosca in Emilia rimase nelle mani dei suoi "luogotenenti" o componenti del gruppo di fuoco. Fra questi emerse Grande Aracri Nicolino detto "Mano di gomma" o "Manuzza", che in breve tempo riuscì ad assumerne la reggenza, attuando un'abile strategia criminale volta ad evitare contrasti tra gli associati, affiliando numerosi nuovi uomini di sua fiducia, facendo però intendere di agire per conto di Dragone così da assurgere, in poco tempo, al ruolo di indiscusso capo cosca. Raggiunto l'apice dell'organizzazione, Nicolino Grande Aaracri, violento ed aggressivo, consolidò gradualmente la propria posizione di vertice nell'ambito del gruppo mafioso. Ma i fedelissimi del boss Dragone tentarono di rispondere all'offensiva e si aprì una vera e propria faida, perché quest'ultimo era deciso a rimpossessarsi del potere.
LA GUERRA TRA COSCHE. Si susseguirono vari omicidi e attentati commessi tra il Crotonese e Reggio Emilia tra i quali quello di Dragone Raffaele, figlio del capo 'ndrìna Antonio, con il quale iniziò l'eliminazione mirata di tutti gli esponenti vicini al vecchio capo cosca. Nel novembre 2003 Antonio Dragone usci dal carcere per fine pena, tentando da subito di riprendere il comando dell'organizzazione cutrese e di vendicare le uccisioni dei propri uomini di fiducia, prima fra tutti quella del figlio Raffaele, giungendo a chiedere anche l'aiuto in Calabria degli Arena di Isola Capo Rizzuto, che in quegli anni erano già contrapposti ai Nicoscia con cui si era invece consorziato, nel frattempo, Nicolino "Mano di gomma". Non secondario per Dragone era recuperare la gestione delle estorsioni ai danni di imprese edili site in Cutro (KR) e in provincia di Reggio Emilia: da un lato rappresentavano una fonte di guadagno, dall'altro erano un segnale della capacità di controllo del territorio.
IL DOPPIO PIZZO. In quel periodo, diversi imprenditori di origine calabrese, ma residenti nel Reggiano - come testimoniano alcuni pentiti - si trovarono a dover pagare sia ai Grande Aracri, sia a Dragone, nell'indecisione dell'esito del conflitto, per non scontentare nessuno.
Questo dimostra il potere che la cosca poteva già esercitare sul territorio reggiano. La faida si concluse con il consolidamento del potere criminale di Grande Aracri Nicolino quando nel maggio 2004, in località Vattiato di Cutro (KR), un commando di uomini armati uccise il boss Dragone Antonio. A decorrere da tale omicidio, vennero poi registrate in un'impressionante sequenza temporale altre uccisioni, tutte di fedeli al vecchio boss, tra i quali Ciampà Gaetano, genero di Dragone e, a Isola di Capo Rizzuto (KR), nel 2004, di Arena Carmine, a conferma dell'alleanza fra Nicoscia e Grande Aracri.
IL NUOVO BOSS. "Mano di gomma" ottenne quindi il consolidamento ufficiale del proprio potere a Cutro e, di conseguenza, nella provincia di Reggio Emilia, dove poteva contare sulla presenza di affiliati e dei sette fratelli (su undici) residenti nel Reggiano con le rispettive famiglie. Tra questi Grande Aracri Francesco 13, nonché il fedele Sarcone Nicolino 14, come dimostrato dall'indagine Edilpiovra (proc. 5754/02 RNR) del Nucleo Investigativo di questo Comando Provinciale Carabinieri a seguire esplicitata. Da quel momento non ci fu più alcuna forma di contrapposizione ai Grande Aracri all'interno della cosca cutrese, sia in Calabria, sia in provincia di Reggio Emilia, i cui centri di comando e potere "militare" nel Reggiano si sviluppano soprattutto nei comuni di Brescello, Bibbiano e lo stesso capoluogo, ma anche Montecchio Emilia, Cadelbosco di Sopra e Gualtieri riscontrano una significativa influenza ed affiliati al sodalizio. Pertanto gli interessi criminali della 'ndrina Grande Aracri delocalizzata a Reggio Emilia, tutti da anni perpetrati con l'agevolazione dello stato di intimidazione ed assoggettamento implicito nell'agire per nome e conto della associazione, nel corso degli anni si sono evoluti e adeguati alla realtà locale.
IL VOTO TRUCCATO. L'iniziale commercio di sostanze stupefacenti, furti ed estorsioni, è stato affiancato nel tempo dal controllo degli appalti anche con minacce, danneggiamenti e incendi, dal reimpiego di capitali illeciti in attività economiche e la relativa intestazione fittizia a prestanome, l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, l'usura e l'abusivo esercizio della riscossione del credito sino al potere consolidato, che ha permesso dall'anno 2007 di influenzare le competizioni elettorali. L'obiettivo era quello di stringere patti con politici ed esponenti istituzionali in grado di favorire l'associazione nel territorio, accrescendone la capacità di intimidazione anche contrastando l'opposizione morale, normativa e mediatica di rappresentanti delle Istituzioni politiche, amministrative ovvero della società civile.
LA BASSA “CAPITALE”. Allo stato, il gruppo mafioso ha stabilito, nella "Bassa Reggiana", la sede delle proprie attività delittuose ed in particolare nei piccoli centri di Brescello e Gualtieri, ma anche nel capoluogo ed in alcuni comuni della Val d'Enza, quali Bibbiano e Montecchio Emilia.
In provincia risiedono pure i figli ed i più stretti congiunti del vecchio boss Dragone, indice di una comunque ritrovata pax mafiosa. Oltre alla locale promanazione della 'ndrina Grande Aracri, nella Provincia di Reggio Emilia si riscontra in misura minore ma anche giudiziariamente confermata (come si vedrà nell'operazione denominata Aemilia) la presenza di interessi ed esponenti della analoga alleata consorteria dei Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto (KR), della cosca isolitana Arena, in altalenante conflitto con le predette, nonché relativi interessi della potente cosca Vrenna - Ciampà - Bonaventura, egemone a Crotone (...).
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