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«Meno money transfer, più fruttivendoli»

«Meno money transfer, più fruttivendoli»

L’assessore punta sulle tipicità per rilanciare viale IV Novembre: «Non mi aspettavo un esordio così»

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REGGIO EMILIA. «Dopo i provvedimenti sulla liberalizzazione, sui money transfer non possiamo fare nulla». Ripete di non essere il questore. E sogna che viale IV Novembre diventi una sorta di boulevard turistica che collega la stazione al centro, rilanciando la strada attraverso l’apertura di attività commerciali basate sulle tipicità. Un esempio? «Penso anche ad un negozio di frutta, che oggi sono molto di più di semplici negozi. Magari con la possibilità di consentire consumi in loco, come i frullati». È questa una delle idee dell’assessore alla Sicurezza, Natalia Maramotti, per riempire i locali vuoti di viale IV Novembre. Come il temporary store del Comune, su cui a breve si riunirà la commissione per esaminare le domande arrivate in vista dell’assegnazione di marzo.

Assessore, si aspettava questo esordio per #CasaComune?

«Non mi aspettavo un esordio così. Mi dispiace per il commerciante, che per fortuna sembra non abbia avuto danni seri. Sanguinava copiosamente, ma il cuoio capelluto ha quelle caratteristiche. Certo non svolgerà serenamente la sua attività».

Non crede che sia arrivato il momento di usare il pugno duro?

«La città deve imparare che io non sono il questore. E “pugno duro” è un’espressione discutibile. Preferisco parlare di repressione dei reati. Ma penso che questa zona sia uno dei luoghi maggiormente oggetto di attenzione da parte dell’amministrazione e delle forze dell’ordine. Ora stiamo lavorando su una serie di attività e interventi sulla qualità urbana. Con i comitati vorremmo che #CasaComune sia aperta cinque giorni su sette per le attività del quartiere».

Crede sia sufficiente?

«La cittadinanza va rassicurata sul fatto che il presidio c’è. Nel mio ufficio qui ho visto passare quattro volte la municipale, non penso che controlli me...».

Ma i problemi del quartiere sono tanti. Si pensi anche a via Turri...

«Via Turri è diversa da questa zona, ma in parte condivide lo squilibrio fra cittadini provenienti da altre zone del mondo e autoctoni. Non si possono destinare le residenze delle persone, ma non bisognerebbe mai che ci fossero squilibri del genere».

Molti accusano proprio il Comune di questa ghettizzazione. Cosa ne pensa?

«Sarebbe così se la proprietà pubblica fosse dominante negli immobili. Ma qui c’è una responsabilità dei privati che hanno ceduto le proprietà immobiliari. Certe situazioni, inoltre, hanno radici che affondano da prima del 2014». (e.spa.)

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