Consorzio di Bonifica, oltre 45 mila euro di premi ai dirigenti
Ecco i retroscena del grande pasticcio e del voto truccato: una guerra di poltrone, e la ricca torta degli appalti e dei risarcimenti
REGGIO EMILIA. L’ultima sorpresa del Consorzio di Bonifica dell’ Emilia Centrale è il premio di oltre 45 mila euro assegnato il 29 dicembre 2015 al direttore generale Domenico Turazza e ad altre sei alti dirigenti.
Il premio deliberato nel corso dell’ultima riunione utile del Comitato amministrativo (una sorta giunta dell’ ente di bonifica) è stata motivato con i buoni risultati ottenuti nel corso del 2015. Stando alla motivazione scritta nella delibera 612/2015 del 29 dicembre e pubblicata sul sito del Consorzio, il premio è stato assegnato sulla base all’ art. 30 del vigente Ccnl che recita: "II Consorzio può annualmente attribuire al Direttore di area un compenso speciale, tenuto conto dell'attività da lui svolta".
Inoltre si legge nella delibera, nel corso del 2015 i dirigenti consortili hanno “operato al meglio facendo fronte a una mole di lavoro molto intensa dovuta alla necessità di avviare i lavori di ricostruzione dei danni causati dal terremoto. Ciò nonostante, è stata conseguita una quota pari all’81 % degli obiettivi del PMI.
Infine il Presidente sottolinea ai presenti che nel corso dell'anno i dirigenti hanno saputo collaborare tra di loro in modo particolarmente efficace, facendo squadra in numerose occasioni”. Questa la motivazione che ha portato ad assegnare compenso speciale, al lordo delle ritenute di legge, di 11.700 euro al direttore Domenico Turazza e ai dirigenti Gianpaolo Schiroli euro 8.700, a Paola Zanetti 5.700 euro a Pietro Torri euro 5.700 ad Aronne Ruffini euro 7.500 e a Nico Alberti euro 5.200. Per un totale complessivo di oltre 45mila euro.
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Sempre nella stessa riunione, in ottemperanza ad una decisione del Consiglio del Consorzio del 2013 sono stati accantonati 1.102 milioni di euro destinati alla società B.I. Energia (al 50% Consorzio di Bonifica e 50% Iren Rinnovabili), per la costruzione della centrale idroelettrica sul Fiume Secchia (in comune di Sassuolo) in corrispondenza della Traversa San Michele – Castellarano che avrà un costo stimato di circa 8 milioni di euro.
Due delibere tra loro distanti anni luce per importanza, ma arrivate entrambi quasi a tempo scaduto e comunque alla chiusura di un ciclo. Quello di una gestione unitaria del Consorzio di bonifica reggiano, in particolare da parte delle organizzazioni del mondo agricolo e che andava avanti da diversi anni.
Il presidente uscente è, infatti, Marino Zani (ex presidente della Coldiretti), vice presidente è Ivan Bertolini (già presidente della Cia), così come nella giunta è presente Lorenzo Melioli in rappresentanza di Confagricoltura e gli altri due consiglieri sono espressione di Cna e Unindustria.
Le elezioni del 13 dicembre scorso invece hanno segnato il punto di rottura facendo precipitare le elezioni in un clima di scontro. E la voglia di vincere a tutti i costi forse è anche in gran parte la causa delle irregolarità emerse dal controllo effettuato sui circa 13 mila voti espressi (di cui duemila con l’uso di deleghe) che hanno evidenziato circa 350 voti nulli in quando espressi in maniera irregolare.
Una affluenza che è stata ben superiore all’1% delle precedenti elezioni e che sebbene in buona parte prevedibile, ha mostrato evidenti limiti nell’organizzazione, con code chilometriche e attese di ore per votare per migliaia di cittadini. Una partecipazione per molti versi incomprensibile, se non fosse la vittoria o la sconfitta a Reggio non determinavano solo il controllo del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, (il primo in Italia per contribuzione con i sui 22 milioni di euro l’anno), ma anche il controllo dell’Anbi regionale.
L’associazione che raggruppa i consorzi di bonifica in regione e che attraverso i consorzi di associati, nel 2015 ha aperto sul territorio regionale seicento cantieri e lavori per oltre 245milioni di euro. Chi vince a Reggio guiderà anche l’Anbi regionale. Solo così si spiega lo scontro tra Coldiretti e Lapam da un lato e Cia, Confagricoltura e tutte le altre categorie produttive dopo la rottura delle trattative e a pochi giorni dalle elezioni.
Potere, poltrone, appalti e la gestione dei soldi versati da tutti i cittadini e destinati alla difesa del territorio. I lavori a cui si aggiungono gli appalti che arrivano Governo, Regioni, Protezione Civile e che svolti dai consorzi di bonifica prima e dopo le calamità naturali. Una voce che solo nel Consorzio dell’Emilia Centrale nel 2015 è arrivata a 17 milioni di euro. Per questo gestire i consorzi di bonifica rappresenta ancora una importante fetta di un potere che fino a ieri era custodita gelosamente dagli agricoltori.
Oggi le cose sono cambiate e con la contribuzione delle categorie extra agricole ha superato quello degli agricoltori e sono cambiati gli schieramenti e i riferimenti politici. Anche i consorzi di bonifica, di cui per anni si è parlato di un superamento mai nemmeno iniziato e da sempre un feudo Coldiretti - Dc, ora sono contendibili, soprattutto in regioni come l’Emilia dove è il Pd a comandare.
A completare lo scenario lo scontro sempre più forte in atto nel mondo agricolo tra la Coldiretti, che negli ultimi anni ha deciso di andare sempre più da sola, e Cia e Confagricoltura che invece da qualche tempo viaggiano di comune accordo. Così come viaggiano di comune accordo le altre organizzazioni professionali. Di certo lo scontro sulle bonifiche non è solo fine a se stesso ma l’anticipazione di quanto accadrà per quanto riguarda i rinnovi dei vertici di Camera di commercio e di altri enti e consorzi.
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