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Ndrangheta, sequestrati beni per 20 milioni e sei nuovi arresti

Ndrangheta, sequestrati beni per 20 milioni e sei nuovi arresti

Nuovi guai per i fratelli reggiani Palmo e Giuseppe Veltrinelli. Carabinieri e guardia di finanza al lavoro per eseguire le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Alberto Ziroldi nell'ambito dell'inchiesta Aemilia

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REGGIO EMILIA. Sei nuovi arresti e sequestri di beni per oltre 20 milioni di euro. Decine di carabinieri e finanzieri di Cremona sono al lavoro da questa mattina per eseguire ordinanze di custodia cautelare e un sequestro preventivo, emessi dal gip di Bologna su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di sei persone e altrettante società di capitale, tra Emilia-Romagna, Veneto e Calabria.

Si tratta di una nuova tranche dell'operazione Aemilia contro la 'ndrangheta. I provvedimenti nascono da un'attività investigativa, sviluppata in prosecuzione dell'inchiesta madre, che un anno fa ha individuato e disarticolato una consorteria della 'ndrangheta autonomamente operante in Emilia, con capacità imprenditoriale e di infiltrazione. Il 28 gennaio 2015 ci furono 117 arresti: sono 224 i rinviati a giudizio o con il processo in abbreviato in corso. Il valore complessivo di beni e società sequestrate nell'indagine è di quasi 500 milioni di euro.

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La nuova ordinanza del gip Alberto Ziroldi va a colpire imprenditori e commercialisti: figure già quasi tutte coinvolte nei precedenti filoni dell'inchiesta e che rispondono di intestazione fittizia e trasferimento fraudolento di beni, con l'aggravante di aver agito per agevolare un'associazione di tipo mafioso.

È stato raggiunto da custodia cautelare in carcere Giuseppe Giglio detto "Pino", già accusato di essere uno degli organizzatori dell'associazione e attualmente in regime di 41 bis. Tra i destinatari della misura ci sono poi gli imprenditori reggiani Palmo e Giuseppe Vertinelli, anch'essi già arrestati in precedenza e imputati nel processo, il commercialista crotonese Donato Agostino Clausi, anche lui finito in manette a gennaio 2015, quindi il fratello di Giglio, Giulio e il padre, Francesco, per il quale sono scattati i domiciliari.

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Le indagini hanno consentito di accertare che gli indagati, fino alla primavera 2015, avrebbero eluso le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione per salvaguardare i patrimoni di provenienza illecita, di cui sono titolari occulti, rendendosi responsabili del trasferimento fraudolento di beni mobili ed immobili, mezzi e quote societarie intestandole fittiziamente a prestanome.

Tra i beni sequestrati, oltre a società nelle province di Crotone, Parma, Vicenza e Verona, c'è un agriturismo del Crotonese, dal valore di diversi milioni, gestito da Francesco Giglio.
 

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