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Sangue infetto, risarciti anche ottanta reggiani

Sangue infetto, risarciti anche ottanta reggiani

Storica sentenza della Corte europea: avevano contratto l’Aids o l’epatite. «Solo dopo lunghe indagini si è risaliti alle trasfusioni»

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REGGIO EMILIA. È in arrivo una pioggia di risarcimenti su Reggio a seguito della sentenza della Corte Europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia a risarcire oltre 7.000 cittadini per aver ricevuto trasfusioni di sangue infetto e vaccini, contraendo per questa ragione l’Aids o l’epatite B o C. Tra loro anche 80 reggiani, che hanno presentato ricorso alla Corte Europea ottenendo ragione il 14 gennaio. Una piccola parte è già stata risarcita, mentre per altri è in arrivo in questi giorni una raccomandata del ministero della Salute con la proposta di chiudere la pratica con la somma di 100 mila euro ciascuno.

«Molti reggiani spossati dalla lunga attesa per una causa pendente da anni finiranno per accettare», è la previsione dell’avvocato Polo Soragni, che fin dall’inizio ha seguito il lungo iter che si è concluso con la pronuncia della Corte europea. Solo con la legge 144/2014 lo Stato Italiano ha sanato il ritardo e formulato una proposta di risarcimento che la Corte ha ritenuto congrua, evitando al nostro Paese un’ennesima sanzione. Una proposta che innalza la cifra del risarcimento stabilita nel 2012, contro il quale 371 cittadini italiani avevano fatto ricorso. Tra questi anche gli ottanta reggiani assistiti dall’avvocato Soragni che sottolinea come «a oggi solo uno dei ricorrenti ha già deciso di non accettare la proposta di transazione e di continuare la sua battaglia davanti alla Corte di appello di Bologna. È il caso di un congiunto che ha visto morire in giovane età il fratello e che ritiene il risarcimento non adeguato».

L’avvocato Soragni, che ha seguito questa vicenda fina dal 2001 è anche uno degli otto legali italiani che hanno patrocinato il ricorso davanti alla Corte Europea. Ma accanto alla soddisfazione per il risultato ottenuto, non dimentica le storie gli anni di dolore e sofferenza. «Gli 80 cittadini che hanno presentato ricorso sono quasi tutti originari di Reggio. Uomini e donne – spiega Soragni – che si sono ammalati a seguito di trasfusioni ricevute dopo incidenti e sul lavoro e, nel caso delle donne, a seguito al parto. Alcuni minori hanno appreso solo con la maggiore età di essere positivi all’Hiv o di aver contratto l’epatite. E solo dopo lunghi approfondimenti e attraverso le cartelle cliniche si è risaliti alle cause dovute a trasfusioni al momento della nascita».

«Il decreto del 2014 che fissa il termine ultimo per il risarcimento al 31 dicembre 2017 – ribadisce Soragni – è migliorativo rispetto a quello del 2012, che prevedeva risarcimenti intorno ai 20 mila euro ed escludeva categorie che avevano subito danni gravissimi». Insomma, una mediazione tra i 20 mila euro del decreto del 2012 e la richiesta contenuta nel ricorso alla Corte Europea di un risarcimento di 630 mila euro per le famiglie dei deceduti e i 430mila euro per quelli ancora in vita. «Da un lato sono soddisfatta, ma sono anche convinta che ci siano persone che avrebbero meritato molto di più dei 100 mila euro». (r.f.)

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