Maneggio confiscato, Brescia perde al Tar
È abusivo: vittoria del Comune sull’imprenditore edile che organizzò con Sarcone il summit contro il prefetto De Miro
REGGIO EMILIA. Ha costruito in via Croci a Cella tre piste di allenamento per i cavalli, insabbiate e recintate, nonché cinque strutture prefabbricate adibite per il ricovero dei cavalli senza i necessari permessi. In poche parole Pasquale Brescia ha trasformato un’area agricola in un maneggio abusivo divenuto il paradiso dell’ippica, di cui è proprietaria la sua società edile, la Bre.Co.Gen., alla quale il Comune aveva chiesto di abbattere le opere e il ripristino dell’area. Ordine disatteso, che ha portato alla confisca del maneggio e al recente ricorso contro la confisca da parte di Brescia, il quale però, tre giorni fa, ha incassato una sentenza avversa emessa dai giudici del Tar. Per il Comune è un’ulteriore vittoria in questa lunga battaglia legale, che potrebbe finire qui o passare al Consiglio di Stato in caso di un ultimo ricorso. L’amministrazione sta già pensando come impiegare l’area, che dovrebbe essere consegnata a un gestore tramite un bando.
Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)
Per Brescia si tratta di un’altra tegola cadutagli in testa in questi anni. La più grossa è l’arresto nell’inchiesta Aemilia contro il radicamento della ’ndrangheta a Reggio. Brescia (da poco rinviato a giudizio) ha fatto apparecchiare la tavola del suo ristorante Antichi Sapori di Gaida, il 21 marzo del 2012, dove avvenne l’ormai celebre “cena dei sospetti”, un summit tra imprenditori cutresi che rappresenta uno snodo centrale dell’inchiesta (nel quale resta invischiato anche il consigliere di Forza Italia Giuseppe Pagliani, anch’egli indagato). Durante la cena cercarono di organizzarsi per arginare l’effetto delle interdittive spiccate dal prefetto antimafia di Reggio Emilia Antonella De Miro. Quella sera, sotto quella tavola, ha messo le gambe lo stesso Brescia insieme ai colonnelli della cosca Grande Aracri. Parliamo di Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto, Michele Colacino e tanti altri, molti di questi arrestati poi nella maxi operazione antimafia che tra pochi giorni compirà un anno di vita. Brescia, 48 anni, è un imprenditore edile molto conosciuto a Reggio Emilia, considerato a totale disposizione dell’associazione mafiosa legata alla cosca Grande Aracri perché molto vicino a personaggi di spicco come appunto Sarcone o Francesco Lamanna, forti di contatti con le istituzioni delle città così come con esponenti delle forze dell’ordine poi indagati.. Un uomo di mondo, con aderenze con le alte sfere della città. Lo dice il suo curriculum inprenditoriale, così come l’attività che lo aveva avvicinato a tanti, il maneggio ippico, per “salvare” il quale è stato presentato un ricorso anche dall’associazione sportiva Maneggio Ippico Mazieri Paolo, anche questo bocciato dai giudici del Tar.
L’imprenditore di origine cutrese è considerato un uomo fedele alla consorteria, con notevole capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano. Proprio lui, infatti, teneva personalmente i rapporti con esponenti delle istituzioni e delle forze dell'ordine (utilizzati anche per ottenere il rilascio della concessione per il porto d'armi da parte della questura), condividendo tali rapporti con gli associati della cosca che ne avessero bisogno. Secondo le indagini di Aemilia aveva dato la disponibilità direttamente a Antonio Gualtieri (fedelissimo del boss Nicolino) per la costituzione di un gruppo di imprese per la costruzione di villaggi turistici, impianti eolici e fotovoltaici in Calabria con il coinvolgimento di Grande Aracri.
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