Gazzetta di Reggio

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Nuovi arresti e sequestri per 20 milioni

di Elisa Pederzoli
Nuovi arresti e sequestri per 20 milioni

Ancora guai per i fratelli Vertinelli e Giuseppe Giglio: sotto la lente degli investigatori le intestazioni societarie

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REGGIO EMILIA. Sei nuove ordinanze di custodia cautelare e altri 20 milioni di euro di beni posti sotto sequestro tra Calabria, Veneto e Lombardia. L’inchiesta Aemilia della Dda di Bologna non si ferma. Le indagini contro l’ndrangheta emiliana proseguono. A un anno dal primo blitz - era la notte del 28 gennaio 2015 - che ha svegliato l’Emilia, il lavoro dei sostituti procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi della Dda in collaborazione con i carabinieri di Modena e Reggio Emilia va avanti. E ancora una volta guarda al denaro, ai beni. A patrimoni ingentissimi e ad attività imprenditoriali, ritenuti frutto dell’attività del clan che fa riferimento a Nicolino Grande Aracri.

Palmo Vertinelli 54 anni, suo fratello Giuseppe 53, Giuseppe Giglio 48 anni, il padre Francesco 68 anni, il fratello Giulio 41. Sono loro i destinatari del nuovo ordine d’arresto firmato dal gip di Bologna Alberto Ziroldi e scattato ieri (solo per Francesco Giglio gli arresti domiciliari). Ma c’è anche un professionista tra gli arrestati: il commercialista di Crotone Donato Agostino Clausi, 43 anni.

Non sono nomi nuovi. Palmo e Giuseppe Vertinelli - quelli del ristorante Millefiori di Montecchio, già sottoposto a sequestro nei mesi scorsi - sono già stati rinviati a giudizio per la prima trance di Aemilia e attualmente sono detenuti, entrambi nel carcere di Bologna. Per loro l’arresto era scattato nuovamente a settembre, nella terza fase di Aemilia, mentre a ottobre un nuovo importante sequestro di beni per 30 milioni.

E’ stato raggiunto in carcere dalla nuova ordinanza di arresto anche Giuseppe Giglio, attualmente detenuto in regime di 41 bis. Anche il suo nome compare nella prima tranche di Aemilia e affronterà il processo in abbreviato: è ritenuto dagli investigatori della Dda un organizzatore, congiunzione tra i capi e gli affiliati, in particolare con un collegamento diretto alla figura di Michele Bolognino. Tra gli arrestati ci sono i nomi del fratello Giulio - anche lui in Aemilia I - e stavolta anche del padre Francesco.

Secondo gli investigatori, gli indagati, sino alla primavera del 2015, hanno eluso le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione per salvaguardare i patrimoni di provenienza illecita di cui gli stessi sono titolari occulti, rendendosi responsabili del trasferimento fraudolento di beni mobili e immobili, mezzi e quote societarie intestandole fittiziamente a prestanome, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’attività della associazione di stampo mafioso di appartenenza.

Nelle carte, si documentano passaggi societari, si parla ancora di “teste di legno”, prestanome. Escamotage per spostare i patrimomi e sottrarli da eventuali misure di prevenzione che, secondo chi indaga, con l’evolversi degli accadimenti gli indagati probabilmente si aspettavano.

Tra gli indagati a piede libero ci sono altre sei persone: nomi a cui sono state intestate le società, consapevoli secondo gli investigatori di quei “magheggi”. Procedure seguite e facilitate, secondo chi indaga, dal commercialista Clausi, anche lui già finito in arresto e detenuto dopo Aemilia I. Nell’ordinanza si parla del suo «duplice ruolo strategico», svolto «nell’economia dell’azione criminosa» di Giuseppe Giglio come esecutore delle sue direttive.

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