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Tavernelli lascia la presidenza dell’Anpi

Tavernelli lascia la presidenza dell’Anpi

Correggio, domani l’addio dopo un ventennio di impegno resistente: «Ora servono energie diverse»

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CORREGGIO. Storico cambio della guardia ai vertici di una delle associazioni più amate della città: dopo un decennio e due mandati alla guida dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, Fabrizio Tavernelli ha annunciato, in vista dell’assemblea in calendario domani mattina a Palazzo dei Principi, di voler fare un passo indietro e che non ricoprirà, quindi, per la terza volta il ruolo di presidente. Tavernelli, classe 1950, è una delle figure simbolo di Anpi Correggio, per una decina d’anni impegnato anche nel direttivo di Anpi provinciale: legato a doppio filo con l’associazione, il suo impegno ha toccato picchi altissimi, dall’incarnazione di una nuova Resistenza anche culturale, avviata con la leggendaria manifestazione del 1995.

Un impegno, quello di Tavernelli, notissimo anche come artista in campo musicale, che non verrà comunque meno all’interno dell’associazione, della quale continuerà a far parte nel direttivo di Correggio. Mentre il nuovo presidente di Anpi Correggio, secondo le indiscrezioni che si rincorrono, sarà Giuseppe Lini.

Tavernelli, qual è stato il momento più emblematico del suo impegno in Anpi?

«Ho ricoperto il ruolo di presidente per un decennio, ma il mio impegno dura in modo assiduo da 20 anni. Da quello storico 25 aprile 1995 quando, con Materiale Resistente, abbiamo scritto un nuova forma di Resistenza di tipo culturale. Credo che quell’evento sia irripetibile. Da allora partì un’avanguardia espressa da gruppi musicali quali Csi, Afa, Marlene Kuntz, che avevano intuito quanto fosse importante resistere in un’epoca in cui si stava assistendo al dilagare del berlusconismo, che stava importando dagli Stati Uniti una spettacolarizzazione della politica che si è poi estesa ad altre componenti politiche oltre la destra. In particolare, le etichette “I dischi del mulo” e “Consorzio Produttori Indipendenti” hanno supportato quest’avanguardia. Da Materiale Resistente in poi, inoltre, si è verificato un curioso fenomeno: mentre i partiti perdevano iscritti, fino ad arrivare ai minimi storici di oggi, l’Anpi li accresceva. I giovani hanno trovato nell’Anpi una casa accogliente dove esiste l’ideale romantico, se vuoi utopico, che la politica non ha più. Materiale Resistente è stata una sorta di chiamata alla pace. Per la prima volta i gruppi musicali della scena alternativa sono saliti sullo stesso palco dei partigiani».

Quali sono le ragioni del suo “appendere le scarpe al chiodo” al termine del secondo mandato, anche se avrebbe potuto candidarsi per il terzo?

«Ritengo che tutto quello che avrei potuto dare intorno al tema della Resistenza, l’ho dato. Ora c’è bisogno di qualcuno che abbia energie diverse. Io rimarrò comunque nel direttivo di Anpi Correggio».

Come si fa a preservare la Memoria in un’epoca in cui, purtroppo, i giovani avranno sempre meno la possibilità di dialogare con i partigiani, testimoni diretti della ferocia della guerra?

«Riguardo a questo tema ci sono posizioni contrastanti su quello che dovrà diventare l’associazione: c’è chi vorrebbe un’Anpi più celebrativa, chi la vorrebbe più militante e chi vede nella lotta alla mafia la nuova Resistenza. L’Anpi, inoltre, ospita forze politiche da Pd a Sel, a Rifondazione agli extraparlamentari. Ognuno ha idee diverse e ciò è testimoniato dalle due manifestazioni antifasciste che ci saranno oggi a Reggio, mentre credo ci si potesse ritrovare tutti assieme…». (s.a.)

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