Ginecologi e ostetriche chiedono sicurezza
Nuove sollecitazioni dalle associazioni al ministro Lorenzin per chiedere «il rispetto dei parametri»
CASTELNOVO MONTI. I casi di donne incinte decedute tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, negli ospedali Sant’Anna di Torino, Brescia, Bassano del Grappa e Verona, e le conseguenze visite degli ispettori inviati dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha riacceso il tema a livello nazionale. La stessa Lorenzin ha confermato, commentando gli episodi, il piano di riduzione dei punti nascita, con l’obiettivo di chiudere quelli sotto i 500 parti all’anno, e razionalizzare quelli sopra i 500, ma sotto i mille.
Previsto dall’accordo Stato Regioni del 16 dicembre 2010, il piano ha già portato, dal 2011 al 2014, alla chiusura di 88 punti nascita sotto i 500 parti all’anno. Ovviamente, sul territorio appenninico, torna sotto la lente la situazione del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, ben al di sotto della soglia dei 500 parti. Lo stesso piano ministeriale però prevede una deroga per i punti nascita “situati in zone oro-geograficamente difficili, in cui vi siano reali difficoltà per le donne di recarsi in ospedali distanti dai luoghi di abitazione, ma senza derogare alla necessità che vengano rispettati tutti gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza”.
Gli episodi dei giorni scorsi sono stati anche occasione per riflettere su questi standard di sicurezza, che peraltro offrono un quadro che pone l’Italia ai vertici europei: si registrano 10 morti materne ogni 100mila nati vivi, un livello pari a Francia e Regno Unito.
Dal 2008 è operativo un sistema attivo di sorveglianza che coinvolge otto Regioni (tra cui l’Emilia Romagna) che ha visto attività di formazione per tutti gli operatori e, ogni volta che avviene una morte materna, l’avvio di attività di audit e indagini.
A insistere sulla chiusura dei punti nascite con pochi parti, sono giunti interventi della Federazione delle ostetriche e le associazioni di ginecologi. Oltre a segnalare una carenza nelle dotazioni organiche, specie dopo le nuove normative europee su orari e turni, l’Agui (Associazione ginecologi universitari italiani), la Sigo (Società italiana ginecologi ostetrici) e la Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) hanno sottolineato che «per un’assistenza ottimale devono essere soddisfatti alcuni parametri. Il primo è la presenza di punti nascita adeguati per struttura, attrezzature, personale e con non meno di 500 di parti l’anno. Chiediamo al ministro di intervenire, facendosi carico delle problematiche strutturali e di organico che assillano gran parte dei punti nascita». (l.t.)
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