L’IPOCRISIA DELLA TARDIVA RICHIESTA
di PAOLO CAGNAN Forse inebriato dal successo della chiamata alle armi per santificare in piazza il legittimo orgoglio antifascista, il Pd ha subito pensato di «recuperare» chiedendo ieri a tarda sera...
di PAOLO CAGNAN
Forse inebriato dal successo della chiamata alle armi per santificare in piazza il legittimo orgoglio antifascista, il Pd ha subito pensato di «recuperare» chiedendo ieri a tarda sera (a Borse chiuse, si direbbe) le immediate dimissioni di Coffrini. «Immediate»? Sì, avete letto bene. E cosa mai è successo, per svegliarsi adesso? La scusa per trovare il coraggio di una sì ardimentosa presa di posizione è data da un’intervista (l’ennesima, giacché il nostro in un anno non ha mai imparato a starsene zitto) in cui preannuncia battaglie legali in caso di scioglimento del suo Comune. Ora, uno potrebbe anche dire “meglio tardi che mai” e chiuderla lì, ma da un partito che governa tutta la provincia e che ogni giorno fa e disfa a suo piacimento (legittimato, in quanto democraticamente eletto) mi sarei aspettato un po’ meno ipocrisia.
Il Pd chiede ora la testa di Coffrini per saltare sul carro del vincitore. Perché sa che a giorni il prefetto chiederà il commissariamento di Brescello per mafia. Un po’ anche, io credo, per la pressione dei grillini che, a loro volta invischiati nel caso Quarto, hanno abilmente girato la frittata sapendo che la miglior difesa è l’attacco, e mettendosi quindi a fare le pulci alla doppia morale dei democratici. Ricordo bene quel pomeriggio del settembre 2014. «In un paese civile, Coffrini andava a casa», scrivevo. Ma non si poteva, perché si era scoperto (...) che non aveva la tessera del partito. Sic transit.
PCagnan
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