Metti 24 ore con Abramo, testimonial della reggianità
Lunedì 18 gennaio (ore 21) al cinema Al Corso una “prima” firmata Giuseppe Zironi. Un docu-film per scoprire un personaggio e al tempo stesso la sua città
REGGIO EMILIA. La storia della nostra città è piena di personaggi che negli anni l’hanno vissuta, attraversata e in qualche modo segnata. Ziloch, Mimi Fioraia, la Zia, la Candida. Ognuno a proprio modo ha impersonato la Reggio di quegli anni. Dalla guerra di Etiopia negli anni 35-40, con Ziloch, al secondo dopoguerra con Mimi Fioraia e la Zia e poi qualche anno dopo la Candida. Una tradizione che continua oggi con Abramo Orlandini che è diventato una presenza costante e non ingombrante dei giorni nostri.
Ognuno a proprio modo è stato interprete e testimone della reggianità di quegli anni. Come adesso Abramo che, nonostante le apparenze, vive la sua quotidianità non lontana e non avulsa dai social e dalla rete. Che non usa... a farlo per lui sono i suoi amici.
Lui è figlio della Reggio da bere, degli anni ’80, della cultura della Tv e oggi di Facebook e di Twitter. I meccanismi usa e getta della televisione e l’effimera notorietà che può dare, Abramo li conosce bene.
Li ha vissuti sulla sua pelle e non ne fa mistero. Così come non fa mistero di essere dovuto tornare a Reggio, sconfitto, ma non schiantato.
Tutto questo nel docu-film “24con Abramo” - della durata di 55 minuti che sarà proiettato lunedì 18 gennaio (ore 21) al cinema Al Corso in prima assoluta - Abramo lo dice e lo racconta. Non si nasconde nella vita di tutti i giorni e non lo fa nemmeno nel film. E mentre parla di sè racconta di Reggio.
Proprio come ha voluto il regista, il disegnatore di fumetti Giuseppe Zironi, che ha lasciato briglia sciolta ad Abramo per raccontare attraverso i suoi occhi e i suoi dialoghi la città di oggi.
«Di Abramo - spiega Zironi - mi ha sorpreso la lucidità. E’ molto informato, loquace ha una sorta di sesto senso. E’ una persona molto razionale e a suo modo raffinata. Sa sempre quello che è opportuno fare. Pare confuso invece, ogni volta, mi sorprende. Anche quando tace o risponde distrattamente ha sempre una sua logica, che non conosco a fondo ma che so non essere casuale».
Nel docu-film non c’è nessuna voce fuori campo e a parlare è solo lui, Abramo, assoluto protagonista accompagnato solo dal suono della musica che ha un ruolo del tutto fondamentale. A fare da colonna sonora è una vecchia canzone jazz che apre e chiude il docu-film. «In cui - aggiunge Zironi - ho usato il mio intuito per legare le scene seguendo un filo narrativo che in 55 minuti racconta una giornata di Abramo. E’ stata una domanda e non una risposta a far partire questo lavoro».
Il regista lascia agli spettatori il compito ma anche il privilegio di capire quale sia il messaggio di “24con Abramo” e, insieme, scoprire forse anche una Reggio diversa ma in fondo sempre uguale.
Intanto Abramo una sua certezza l’ha già: «Girando il film - ci racconta - ho constatato ancora una volta quanto mi vuol bene la gente in città». La gente, per intenderci, che gli offre l’euro per il caffè o i soldi per le immancabili sigarette, in attesa che arrivi l’indennità di accompagnamento.
Nell’attesa Abramo ha nuovi progetti. Oltre continuare a dipingere vuole imparare a usare il computer. «Non sono neanche capace - e lo dice ridendo - di mandare i messaggini con il telefonino, però so che il Comune fa dei corsi per i computer e io voglio andarci almeno per imparare a usare Google». Ecco, Abramo è così.
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