Gazzetta di Reggio

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"Voglio sapere perchè la mia bambina è nata morta"

Elisa Pederzoli
"Voglio sapere perchè la mia bambina è nata morta"

Dopo nove mesi la mamma di Stella è ancora senza risposte. Sono cinque, tra ostetriche e ginecologhe dell'ospedale di Castelnovo Monti, gli indagati. Ma la perizia sull'autopsia tarda ad arrivare

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VILLA MINOZZO (REGGIO EMILIA). «Non sapere ancora niente rende ancora tutto più duro. Un dolore indescrivibile che in queste settimane, sentendo alla televisione di altre tragedie simili in Italia, fa ancora più male».  Sono passati nove mesi – era il 24 aprile dello scorso anno – dalla nascita, all’ospedale di Castelnovo Monti, di Stella. Il giorno che avrebbe dovuto essere il più bello si trasformò in una tragedia lacerante: la piccola venuta al mondo con parto naturale non emise alcun vagito e, dopo lunghi inutili tentativi di rianimazione, i medici ne dichiararono la morte.
 
La mamma Erica Beltrame, avvocato 32enne di Villa Minozzo, ha gli occhi che le si riempiono di lacrime quando rievoca quei momenti. Ma la determinazione di sapere cosa è successo e se qualcuno ha delle responsabilità – attualmente sono cinque, tra ginecologhe e ostetriche, le persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo nel fascicolo aperto in procura dal sostituto procuratore Isabella Chiesi – non è venuta meno un solo attimo. E ora chiede che non ci dimentichi di lei, ma soprattutto di Stella. «La perizia dell’autopsia, disposta dalla procura, avrebbe dovuto essere depositata a ottobre, dopo la proroga che il perito chiese al magistrato. Ma siamo a gennaio e ancora non si sa niente» denuncia il legale della donna, l’avvocatessa Alessandra Lolli.
 
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Per questo, ora, Erica ha deciso di parlare. Di raccontare quello che è successo a lei e alla sua bambina. Affinché l’attenzione sul suo caso non cali. La sua era stata una gravidanza serena. Nove mesi senza problemi. «All’ultima visita, mi dissero che i miei esami erano perfetti. Che sarei stata da clonare...» ricorda Erica, amaramente. A seguirla era stato il Consultorio di Castelnovo Monti. E all’ospedale di Castelnovo Monti, Erica e il compagno Luca Merciadri avevano scelto di far nascere la loro bambina. Il termine era fissato per il 24 aprile 2015. Il racconto di Erica inizia dal 23.
 
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«Quella notte, sentii le prime contrazioni. Ma dopo un primo controllo al mattino in ospedale, mi dissero di tornare a casa, che era presto. Ritornai la sera. La ginecologa di turno diceva che era tutto a posto, che la bambina era in posizione, ma che la dilatazione non era abbastanza». Erica comunque venne ricoverata e iniziò una notte di lungo e difficile travaglio. «Ho trascorso tutta la notte solo con un’ostetrica. Ero stremata e la situazione non evolveva. Alle 6 passò la ginecologa che decise di rompermi le acque. In seguito mi fecero una flebo di ossitocina, ma senza che succedesse niente». Il ricordo di quei momenti è scandito dalle procedure sanitarie del travaglio, ma non solo. «Quando cambiò il turno, l’ostetrica che arrivò cacciò via mia madre in malo modo, diceva che i miei familiari non mi facevano stare tranquilla... Nessuno si preoccupò poi di informare lei e mia sorella, dicevano loro solo che tutto andava bene, di andare a casa».
 
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La situazione, però, in sala parto ebbe un epilogo molto diverso. «Venni lasciata a lungo da sola, tanto che quando iniziai a sentire l’impulso di spingere, con grandi sforzi arrivai al campanello per chiedere finalmente che arrivasse qualcuno. E ci tengo a dire che quel giorno ero l’unica a partorire». Erica ripercorre quelle ore prima della nascita. Parole misurate, ma altrettanto cariche di interrogativi e bisognose di risposte. «Non ce la facevo più, ero distrutta – racconta – Sono convinta che se non fossi stata al cento per cento, di salute, non ce l’avrei fatta neanche io. E nessuno mi ha mai parlato della possibilità di fare un cesareo. Mi dissero di spingere ma non mi controllarono nemmeno la dilatazione. A un certo punto le ostetriche iniziarono ad avere il dubbio sul battito della bambina...».
 
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Alle 13.30 la piccola venne al mondo. «Ma non piangeva ed era viola. La portarono subito in un’altra stanza per rianimarla, ma lo porta era aperta, vedevo: solo a quel punto, dopo che non si era vista nemmeno la ginecologa, era pieno di medici». Stella, una bimba di 3 chili di peso, però, era già morta: «E’ stato orribile. Ho sentito una grande mancanza di umanità, ma anche di servizio. La ginecologa di turno poi quel mattino non c’era nemmeno, perché era a Reggio... Ora devono darci delle risposte».

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