Gazzetta di Reggio

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Il castello di Canossa verso la chiusura

di Martina Ricco'
Il castello di Canossa verso la chiusura

Dal 29 febbraio le visite saranno affidate a un solo custode e su prenotazione. Già chiusi ristorante, parcheggi, bagni

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CANOSSA.Davanti a quel portone, 939 anni fa, l’imperatore Enrico IV rimase tre giorni e tre notti per chiedere perdono a papa Gregorio VII. In ginocchio e in mezzo alla neve, tramandano i libri di storia. Nel 1077, grazie alla mediazione della grancontessa Matilde di Canossa e dopo l’umiliazione di saio vestita, Enrico riuscì a farsi aprire.
Se ci avesse provato oggi, nel 2016, sarebbe rimasto scomunicato a vita. Non solo perché – ovviamente – non avrebbe più potuto contare sull’aiuto della cugina del papa, ma perché entrare al castello di Canossa è diventato praticamente impossibile. E non ci sono umiliazioni che tengano.

Leggi: Canossa e il turismo-fantasma, dal blog del direttore

Fino al 31 dicembre 2015 il luogo dove – come ama affermare lo storico tedesco Stefan Weinfurter – «è nato lo Stato laico» era gestito dalla Provincia di Reggio Emilia. Con la riforma targata Delrio, l’ente ha perso la competenza turistica sul sito e, dal 1° gennaio, il castello sarebbe dovuto passare interamente nelle mani del custode. Non solo l’ingresso sarebbe diventato gratuito – proseguendo la cattiva abitudine degli italiani di non dare un valore, anche economico, alla bellezza culturale del loro Paese – ma sarebbe dipeso dai turni lavorativi di un unico uomo.

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Risultato? Per poter entrare al castello, i turisti avrebbero dovuto telefonare al custode e prenotare per tempo una visita fai da te – essendosi interrotta la collaborazione, in corso da 6 anni, con la cooperativa “Archeosistemi” che si occupava dell’accoglienza, della didattica e delle visite – inserendosi nei pochi (tra ferie, giornate di riposo, malattie) giorni di apertura. Per fortuna questo non è accaduto – ecco perché il condizionale – perché il Comune ha ottenuto dalla Provincia una proroga di due mesi per la gestione del castello.

«Grazie alla collaborazione della Provincia e alla grande disponibilità del presidente Giammaria Manghi – spiega il sindaco Luca Bolondi, che come un fedele vassallo di Matilde sta cercando di difendere la rupe di Canossa dall’abbandono – abbiamo ottenuto un po’ più di tempo per trovare una soluzione alternativa».

Ma le lancette dell’orologio si muovono velocemente, e il 29 febbraio, termine ultimo della proroga, è dietro l’angolo. Per impedire che le drammatiche conseguenze prima descritte con il condizionale divengano realtà, il primo cittadino Bolondi dovrà estrarre dal cilindro qualche proposta – innovativa ma realizzabile – che possa fare colpo sul Polo museale di Bologna che si occupa dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Ma i problemi del castello non sono tutti qui. A causa di una convenzione – a dir poco bizzarra – stipulata dalle passate amministrazioni, i titolari del ristorante “La Rupe” sono anche proprietari dei parcheggi e dei bagni – costruiti con soldi pubblici – del sito. Tutto bene – tralasciando la bizzarra convenzione – se non fosse che, purtroppo, da qualche mese il ristorante è chiuso per un grave lutto e – dopo aver cercato di vendere l’attività a circa 700 mila euro – difficilmente riaprirà.

«Ho già incontrato i titolari del ristorante – spiega Bolondi – per cercare di capire se ci possono essere delle soluzioni alternative. So che i parcheggi e i bagni sono di loro proprietà, ma non si possono lasciare chiusi lasciando fuori i turisti».

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Che, contrariamente a quanto possano pensare i reggiani – abituati a sottovalutarsi – sono tanti: circa ventimila l’anno, soprattutto tedeschi. «Peccato che, se le cose non cambieranno, i posti auto disponibili fuori dalle transenne saranno solo una dozzina», chiosa preoccupato il sindaco.

Come se non bastasse, ci si mettono anche gli agenti atmosferici. Il dissesto idrogeologico della zona è tale da far emettere un sos allarmato – e allarmante – al primo cittadino. «Le frane avanzano – dice come se parlasse, non a torto, di un’invasione barbarica – e i calanchi aumentano: ho paura che il castello possa rovinare al suolo. Purtroppo però il Comune non ha soldi per affrontare anche questo problema: bisogna che intervenga Roma».

Tutto ciò avviene a pochi giorni dalla fine del 2015, anno delle celebrazioni in tutta Italia del 900esimo della morte della Matilde di Canossa.

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