Più di cento case “alveare” e duemila residenze finte
Attualmente il Comune sta svolgendo accertamenti su 1350 persone
REGGIO EMILIA. La vicenda di via Cassala, con la scoperta di un appartamento in cui vivevano, in subaffitto undici persone tutte regolarmente registrate all’anagrafe come effettivamente residenti in quell’appartamento ha riportato d’attualità il tema di quelle che potremmo definire case alveare. A Reggio, lo dicono i numeri, la situazione è pesante.
CASI NON ISOLATI. Nella situazione dell’appartamento di via Cassala, secondo i dati dell’Anagrafe comunale ci sarebbero almeno altri 100 appartamenti. Per la precisione sono attualmente 113 le unità abitative su cui l’amministrazione comunale sta svolgendo accertamenti perché in ciascuno di questi appartamenti figurano più di 9 residenti. E nove è il numero che fa scattare la visita della polizia municipale e i relativi controlli. E questo accade solo a Reggio, per via di una direttiva del Comune che in qualche modo sopperisce a un quadro nazionale che invece sembra non preoccuparsi troppo di questo fenomeno. E il numero dei controlli restituisce una fotografia soltanto parziale della situazione: perché si tratta soltanto di quello che è finora venuto alla luce.
COLPA DI MONTI. Una situazione complicata, anche e soprattutto dalla legislazione vigente. E’ infatti il decreto semplificazioni varato dal governo Monti nel 2012 che obbliga i Comuni a concedere la residenza entro due giorni lavorativi dall’inoltro della richiesta. E solo successivamente prescrive allo stesso comune i controlli e le verifiche del caso.
«Questo - commenta il vice sindaco e assessore alla casa Matteo Sassi - genera da un lato il fenomeno delle residenze fittizie e dall’altro, consente, almeno fino a quando non vengono scoperte, il proliferare delle case come quella venuta alla luce in via Cassala».
Due facce della stessa medaglia, le case “alveare” e gli oltre duemila irreperibili che quasi ogni anno il Comune “cancella” dall’anagrafe dopo che i controlli della Municipale hanno dato esito negativo.
«In molti casi - spiega ancora l’assessore - si tratta di persone che, proprio in ragione di ciò che prescrive il Decreto “Semplificazione” firmato Monti, ottengono la residenza in due giorni e poi spariscono. Ma non nel nulla, vanno altrove».
RESIDENZA PREZIOSA. E allora, perché questa corsa alla residenza “reggiana”? Perché a Reggio più che altrove, l’attestato di una residenza è fondamentale ad esempio per ottenere il permesso di soggiorno o il suo rinnovo periodico.
Così, almeno in parte, si spiegano i casi di residenze fantasma e soprattutto l’alto numero di cancellazioni che l’Anagrafe comunale porta a compimento quasi ogni anno: nell’anno che si è appena concluso sono state cancellate dall’anagrafe 2025 persone.
Diverso invece il discorso delle cosiddette “case alveare”. Un fenomeno per il quale probabilmente le 113 abitazioni sotto la lente del Comune costituiscono soltanto la punta dell’iceberg. «Anche in questo caso - rimarca il vice sindaco Sassi - è la legge che in qualche modo ostacola le verifiche dei Comuni, dal momento che, soprattutto per gli appartamenti privati non esiste alcun vincolo che in qualche modo limiti le residenze in un’unica unità abitativa. Il numero delle 9 residenze se lo è dato il Comune di Reggio proprio per verificare, da un lato la veridicità delle dichiarazioni e dall’altro cercare di fare emergere eventuali situazioni di irregolarità quando non di vera e propria illegalità».
massimosesena
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