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Le mafie in Emilia-Romagna diventano un fumetto

Le mafie in Emilia-Romagna diventano un fumetto

Iniziativa delle associazioni Gruppo dello Zuccherificio, AdEst e Gruppo Antimafia Pio La Torre. Il volume sarà distribuito gratuitamente in 3.000 copie a tutte le scuole della regione

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REGGIO EMILIA. Le associazioni antimafia Gruppo dello Zuccherificio, AdEst e Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini hanno realizzato un fumetto sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna, fumetto che da venerdì verrà distribuito gratuitamente in 3.000 copie a tutte le scuole della regione che ne faranno richiesta.

Intitolato "Mafie in Emilia Romagna - Illustrate ai ragazzi", il fumetto è disegnato da Gea e si rivolge alle terze medie ed al biennio superiore. L'intento, però, è anche quello di destare curiosità tra gli insegnanti, allargando la rete di attività antimafia nel territorio.

Nelle scuole arriverà gratuitamente e tutti possono leggerlo scaricando il pdf dal sito www.gruppodellozuccherificio.org

Il fumetto si basa sul dossier "Emilia Romagna - cose nostre" uscito a gennaio 2014 e racconta come, a partire dal 1958 l'Emilia sia stata "terra di migrazioni" che hanno portato sul territorio "3.600 uomini e donne appartenenti alle cosche". Si parla anche di gioco d'azzardo, di lavoro nero e di traffico di armi, di intimidazioni e di riciclaggio. Tra una vignetta e l'altra, spuntano i numeri delle realtà criminali attive in regione (11) e quelli dei beni confiscati alle mafie (355).

Le mafie in Emilia, lo speciale

Alla pubblicazione del fumetto seguirà quella della seconda puntata del dossier "Emilia Romagna - cose nostre". Arriverà a metà febbraio e si chiamerà "Tra la via Aemilia ed il West - storie di mafie, convivenze e malaffare in Emilia Romagna". Come il fumetto, anche questo volume sarà scaricabile online gratuitamente e distribuito in copia cartacea a chi ne farà richiesta.

Dall’introduzione

“Questo lavoro è il frutto della genialità di Gea. Nasce come un seme, ed in maniera casuale, in una delle tante tappe del tour “Radici Resistenti” per la presentazione di “Emilia Romagna cose nostre – storia di un biennio di mafie in Emilia Romagna”, quando alla giusta domanda “andate nelle scuole?” rispondemmo con sincerità “non quanto vorremmo”.

La scuola è un baluardo molto fragile contro la pubblicità e la demagogia, come affermava Pennac: “La nostra è una lotta impari. Da alcune generazioni, l’offensiva della pubblicità educa i nostri studenti a diventare dei consumatori più che delle menti libere e dei cittadini”. Non di meno noi accettiamo la sfida perché, come Calamandrei, crediamo che la scuola, specialmente quella pubblica, sia la base della democrazia e della Costituzione. Siamo convinti che la cultura sia il miglior antidoto alle barbarie che ci circondano ed in particolar modo nei confronti della criminalità organizzata.

Ma non è facile riuscire ad essere invitati nelle scuole e quando questo avviene, spesso dopo aver convinto non con poca fatica Dirigenti scolastici ed insegnanti che parlare di mafie è parlare di attualità, nell'impatto con i ragazzi viene a galla un problema di linguaggio, di approccio che rende le discussioni tronche e la condivisione figlia unicamente di esperienze vissute in prima persona dalle famiglie di qualche alunno, sfuggite al nord per evitare la pressione mafiosa. (...)

Questo fumetto supera il problema di linguaggio, unisce alle parole le immagini, restituisce con pochi segni la realtà di una regione con 11 cosche mafiose in attività e parla per voce di quegli animali vittime anche loro del sistema mafioso, perché quando si cementifica un pezzo di bosco, s’inquina una falda, si sotterrano rifiuti per opere utili solo al riciclaggio di denaro dei clan i primi a farne le spese, tra il disinteresse generale, sono loro. Quello che avete tra le mani è un lavoro che unisce la generazione di chi ha scritto il dossier a quella di chi lo ha disegnato e diventa un strumento per la terza che andrà a leggerlo.

Diventa anche un impegno ad informarsi ed a informare, a non lasciare che le cose avvengano solo perché era più comodo girarsi dall’altra parte. E’, in definitiva, un patto tra generazioni. Con l’ ambizione, propria solo ad i sognatori, che chi verrà dopo di noi potrà leggere questo fumetto declinando tutto quello che c’è scritto al passato, così come si fa con un libro di storia.”
 

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