Bryan, si alza la tensione tra legali e medico
Scandiano, il caso del bimbo nato senza gambe: scontro sull’esistenza dell’ecografia morfologica
SCANDIANO. Un botta e risposta a distanza tra la famiglia del piccolo Bryan, il bimbo nato senza le gambe al policlinico di Parma, e il medico privato che ha seguito la mamma per i primi mesi di gestazione. La donna, che ha 34 anni e un altro bimbo di 7 anni, vive con il marito e i bimbi a Parma, ma è di origini scandianesi.
Il nodo critico e da chiarire, anche per chi ora sta conducendo gli accertamenti volti a stabilire se vi siano negligenze e responsabilità, resta il mistero della ecografia morfologica.
«È stata effettuata alla 22esima settimana», dichiara a più riprese il medico della clinica privata di Sala Baganza. «Falso – controbatte uno dei legali della famiglia del bimbo Silvia Gamberoni – nella cartella clinica di quell’esame non c’è traccia. Dov’è allora?»
Ora il medico fa sapere di avere consegnato le prove al suo avvocato. «Ho eseguito quell’esame, ma non ho rilevato la malformazione. L’ecografia è stata memorizzata nel mio ecografo, in un cd e in una chiavetta usb consegnata al mio avvocato. La signora non ha il dischetto perché poi non è più passata a ritirarlo».
Una ricostruzione, inutile a dirlo, che non convince la famiglia che, tramite gli avvocati, insiste: «La cartella clinica è stata consegnata il 9 settembre, l’ultimo giorno in cui il medico privato ha incontrato la gestante. E in questa cartella è lo stesso specialista che scrive di avere eseguito solo un’ecografia ostetrica, non morfologica, quello stesso giorno».
Nonostante il botta e risposta a distanza, tra i legali della famiglia e il medico privato, e anche se le lettere preliminari di diffida e messa in mora sono state inviate nei primi giorni del 2016, sino a che non sarà stata fatta piena luce sulla vicenda e sul decorso clinico i genitori di Bryan non intendono avviare ufficialmente una causa.
Percorso tra l’altro non semplice vista anche la recente sentenza della Cassazione, emessa il 22 dicembre 2015, su un caso riguardante una bimba down, con la quale si precisa che la nostra Costituzione, non prevede “il diritto alla non vita”. Di qui il no, in quel caso, al diritto al risarcimento.
Intanto proseguono le indagini anche da parte della Procura di Parma e della Regione Emilia Romagna che si sono interessate alla vicenda del piccolo Bryan. In particolare dalla Regione arriverà un esperto di ecografie nel prosieguo delle indagini interne.
L'Ausl di Parma e l'ospedale Maggiore di Parma, dove è avvenuto il parto, a loro volta hanno avviato infatti un'indagine interna che ha evidenziato come la donna in gravidanza sia entrata nel circuito pubblico dalla 32esima settimana e come nel fascicolo clinico sia assente l'ecografia morfologica del quinto mese, quella determinate per capire se vi siano malformazioni a livello strutturale.
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