Bryan, un altro “errore” nel passato del ginecologo
Scandiano: il dottore che ha seguito la mamma del piccolo nato senza gambe fu condannato dopo la morte di una bambina partorita con una grave infezione
SCANDIANO. Altri casi sanitari dolorosi, un dottore che ha già avuto problemi con altri bimbi, e un mistero che s’infittisce. È sempre più complicata, e dolorosa per la famiglia e per tutte le persone coinvolte, la vicenda di Bryan, il bimbo nato la notte di Natale all'ospedale di Parma senza le gambe. E nessun esame aveva mai fatto presagire l'eventualità. I genitori, la 34enne scandianese Monica e papà Hektor da anni residenti nel Parmense, si sono subito affidati agli avvocati per capire cosa sia successo, e le indagini interne dell'Ausl e dell'ospedale Maggiore hanno chiarito che il decorso della gravidanza è entrato nella sanità pubblica al settimo mese, e che nel fascicolo manca un esame chiave, l'ecografia morfologica del quinto mese, quella fondamentale per valutare la conformazione del feto in crescita. Il ginecologo di Sala Baganza che ha seguito Monica ha affermato di aver eseguito la morfologica, anche se non si è mai sbilanciato sugli esiti, mentre i famigliari sostengono di non aver fatto alcun esame simile, puntando il dito anche sull'ospedale parmense dove Monica era andata per alcuni malori. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12737169:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/01/07/news/nato-senza-gambe-l-ospedale-gravidanza-seguita-in-strutture-private-1.12737169]]
Adesso, un'altra macchia scura: il ginecologo di Sala Baganza ha un altro precedente sfortunato. Nel 2003 una bimba da lui seguita è nata con una gravissima infezione non diagnosticata, un citomegalovirus che nemmeno cinque anni dopo ha provocato la morte della piccola, sempre rimasta inabile nella sua breve vita. Il medico è stato condannato in sede civile perché i primi test avevano mostrato “avvisaglie” del virus e lui non ha provveduto – secondo il tribunale – a richiedere i dovuti approfondimenti che avrebbero potuto chiarire l'entità del rischio, purtroppo rivelatosi altissimo.
La famiglia ha ricevuto un risarcimento di circa mezzo milione di euro, una somma coperta dall'assicurazione. Pochi giorni fa il dottore, ginecologo che opera anche come medico di base convenzionato con l'Ausl, in un'intervista ha negato di aver mai avuto problemi legati alla sua attività, mentre ora sbuca questo precedente.
All'Ausl provinciale parmense non risultano questioni giudiziarie, ma allo stesso tempo si accavallano voci su una precedente sospensione del ginecologo dall'ordine dei medici. In questo valzer, prosegue l'indagine interna della sanità pubblica parmense, a cui collaborerà anche un esperto super partes nominato dalla Regione, per cercare di capire cosa sia successo. A partire da quell'esame “maledetto” che continua a rimanere avvolto nel mistero. Solo al termine di questa indagine potrà capire qualcosa di più, e i genitori valuteranno poi se procedere per vie legali, anche se l'obiettivo principale è trovare un accordo extragiudiziale per un risarcimento.
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