Civago, dopo 45 anni il bar Appennino termina l’attività
Villa Minozzo, i titolari Lido e Iri sono andati in pensione Amici e clienti hanno organizzato una festa per salutarli
VILLA MINOZZO. Quasi mezzo secolo insieme dietro un bancone. Dopo ben 45 anni di lavoro è arrivato il momento della pensione per il bar Appennino di Civago e per i due titolari, Laura (Iri) Gaspari e Lido Cecchini.
Il 31 dicembre il locale – che si trova in via Costa, la strada che dalla piazza centrale risale vero la fine del paese – ha chiuso definitivamente i battenti con un momento di festa collettiva, unito a un omaggio ai due gestori, marito e moglie che ora potranno godersi un poco di riposo. L’intera popolazione civaghina ha festeggiato Iri e Lido regalando loro un piatto metallico a mo’ di targa, fra commozione e lacrime. Il primo gennaio, quando Civago si è svegliato con un bar in meno, «è stato – racconta Carlo – un giorno di lutto cittadino: lo storico bar era scomparso, gettando nello sconforto gli abituali clienti che rimpiangeranno l’ottimo caffè di Lido, i suoi aperitivi (di cui si ignora la composizione), e il rosso toscano, tracannato a fiumi dagli irriducibili seguaci di Dionisio, di Civago e dintorni».
«La pensione è meritatissima – commenta Sergio Fiorini, uno dei referenti della Pro Loco civaghina e storico amministratore pubblico – certo c’è un po’ di tristezza perché se ne va un pezzo di storia di Civago. D’altronde Lido e Laura hanno lavorato tanto, un po’ di riposo possono e devono regalarselo». «Li abbiamo festeggiati, se lo meritano, ma peccato perché vediamo davvero sparire alcune certezze», aggiunge.
Lido e Laura vengono da due famiglie originarie della zona, hanno due figli che si sono trasferiti altrove per motivi di lavoro e dal 1970 hanno mandato avanti il piccolo bar Appennino, senza mai perdere colpi. «Kido ha gestito il bar per 45 anni: sveglia alle 5.30 e chiusura alle 23, dopo la pulizia manuale del locale e della sua “Faema”, una macchina da caffè che troverebbe giusta collocazione nel museo egizio di Torino, ma ora il barman ha lasciato il posto all’uomo, libero di dedicare a se stesso e all’Iri il tempo a venire», sorride Carlo nel ripensare alla lunga “carriera” dell’amico.
Ci sarà il tempo per raccontare tante storie, visto che l’81enne Lido, «dritto come un fuso, energico, dotato di una memoria incredibile» è in buona forma e può mettere a disposizione tanti saperi: «di Civago conosce tutto: i monti, i boschi, i sentieri, le persone e le loro genealogie. -Parlando con lui, ho provato la sensazione di leggere un libro aperto, chiaro e completo. Insomma, una memoria storica a tutti gli effetti». (adr.ar.)
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