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Cognomi reggiani, Ferrari resta sempre in pole-position

Chiara Cabassa
Cognomi reggiani, Ferrari resta sempre in pole-position

Al primo posto sia in ambito nazionale che provinciale. Poi arrivano quelli di casa nostra: Ferretti, Montanari, Catellani

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REGGIO EMILIA. In Italia esistono 350 mila cognomi. Alcuni simpatici, curiosi, scherzosi. Altri anonimi, tanto da passare inosservati, senza infamia e senza lode. Altri ancora persino imbarazzanti. E di fronte a cognomi rarissimi, che sembrano addirittura frutto di un errore dell’uffico anagrafe, ce ne sono alcuni talmente diffusi da monopolizzare comuni, province e regioni.

La classifica dei venti cognomi più diffusi a Reggio e provincia ripercorre in parte quella nazionale. Con alcuni cognomi identici e altri invece che fanno la differenza. A sbaragliare ogni concorrenza in pole position è Ferrari (26.204 a livello nazionale, 1.566 in provincia di Reggio) seguito da Rossi (45.677 a livello nazionale e 714 nel Reggiano). [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816874:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816874:1649483268/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Mettendo da parte questi due cognomi che dominano alla grande dalla Val d’Aosta alla Sicilia, vediamo cosa succede a Reggio e sul territorio provinciale. Dove a Ferrari seguono Ferretti (759) e Montanari (747) per poi ritrovare Rossi. E per poi ricominciare dai cognomi reggiani doc: da Catellani a Sassi passando per Menozzi, Magnani, Barbieri, Incerti, Guidetti e via tutti gli altri. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816865:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816865:1649483268/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Se vogliamo fare un passo in più, è interessante vedere su quali coordinate geografiche si muovono i cognomi reggiani. Perché se i Montanari sono concentrati in sostanza sulla via Emilia, i Guidetti sono più circoscritti nel Reggiano con qualche “scheggia” in Piemonte e Lombardia. E così come i Catellani e i Menozzi governano sull’Emilia, i Corradini sono sparsi in tutto il Nord Italia pur avendo il loro quartiere generale in Emilia e per l’appunto nel Reggiano. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816864:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816864:1649483268/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

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Tra i cognomi attribuiti ai trovatelli spiccano gli Incerti nel Reggiano, i Vacondio a Reggio Emilia, i Casadei in Romagna, i Casadio a Ravenna ed infine Degli Esposti a Bologna.

Non potevamo certo mancare quelli legati alla toponimia ed infatti molto diffusi sono gli Emiliani, i Bolognesi, i Romagnoli ed i Reggiani.

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Tra le origini dei cognomi ci sono provenienza geografica e mestiere. Prendiamo due cognomi doc: Montanari e Barbieri.

Montanari deriva da soprannomi legati alla provenienza montanara del capostipite o dai vari toponimi sparsi in tutta la nazione. E se Montanari è prettamente emiliano non mancano le varianti: Montanaro è più specifico del sud, con prevalenza nelle Puglie; Montani sembrerebbe avere due ceppi, uno in Lombardia ed uno tra Umbria e Lazio; Montanini è emiliano mentre Monte ha piccoli ceppi in tutta Italia. Monticelli si trova un po' ovunque e non si individuano ceppi particolari. Montanelli e Montigiani sono tipici della Toscana mentre Montale prevale al centro-nord. Montesi è concentrato nelle Marche.

Barbieri deriva naturamente da soprannomi legati alla professione del barbiere. E così come Barbieri è presente in quasi tutt'Italia con maggiore concentrazione in Emilia Romagna, Barbiero ha un ceppo veneto, uno friulano, ma presenta ceppi anche in Campania, Molise e Calabria. Barberis è tipicamente ligure e piemontese, mentre Barbierato, dove la terminazione in -ato sta per figlio di Barbiero o figlio del barbiere, ha una particolare concentrazione nel Veneto. Si potrebbe continuare all’infinito. E magari scoprire, dopo essere stati orgogliosamente convinti per una vita di portare un cognome unico, di avere un omonimo, e magari anche lontano parente, nel profondo Sud o sulle montagne altoatesine.

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Cosa implica condividere il proprio cognome con centinaia di persone nella stessa città? Oltre naturalmente al “rischio” di scoprire all’improvviso qualche lontano parente (a meno che quel parente sia il lontano zio d’America ricchissimo e senza altri eredi... e allora il rischio si azzera) fino a quel momento del tutto ignorato? Lo abbiamo chiesto a Valeria Montanari, assessore comunale, e ad Antonio Guidetti, attore dialettale. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816897:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816897:1649483267/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Io non solo condivido il cognome con tanti altri reggiani - esordisce Valeria Montanari - ma a Reggio ci sono almeno quattro persone che hanno lo stesso nome e lo stesso cognome. Questo mi crea saltuariamente qualche problemino. Per esempio quando ritiro dei referti medici all’ospedale devo stare molto attenta perché è un attimo ritrovarmi con gli esami di un’altra Valeria Montanari. Una cosa invece più divertente, giusto perché è andata a finire bene, mi è capitata qualche tempo fa dalla parrucchiera: avendo quel salone come cliente anche una mia omonima, hanno sbagliato la scheda odove viene segnato il colore e ho rischiato di diventare mio malgrado bionda platino... da mora che ero. Per fortuna a una parrucchiera è venuto il dubbio prima che accadesse il peggio». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816902:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816902:1649483267/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

A Valeria Montanari lo zio d’America non si è ancora palesato e, a dire il vero, non sono neppure tanti i Montanari consanguinei che vivono in zona: «A Masone, dove abito, ci sono altri Montanari ma non sono miei parenti. In realtà nel tempo la nostra famiglia una volta molto numerosa è andato assottigliandosi. Mia nonna mi raccontava che una volta i Montanari erano talmente tanti che, ad ogni ceppo, veniva dato un soprannome. Ora non ce n’è bisogno». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816893:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816893:1649483268/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Neppure Antonio Guidetti, nonostante l’ampia diffusione del suo cognome, vanta tanti parenti omonimi. «Avevo iniziato a fare una ricerca - racconta - ma tra le poche certezze che ho è che mio padre era originario di Quattro Castella. Quanto ai Guidetti ne conosco molti ma tra di loro sono davvero pochi i parenti. Poco tempo fa, girando su Internet, ho scoperto per esempio che a Reggio abita un altro Antonio Guidetti... mai visto nè conosciuto». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816903:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816903:1649483267/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Invece - prosegue Guidetti – Mauro Incerti (l’attore che recita al suo fianco ndr) ha ben chiara l’origine del suo cognome. Dice che gli Incerti sono tutti “bastardi”. Nel senso che, finita la guerra, in tanti sono restati orfani. E quando non si sapeva chi fossero stati i genitori, venivamo chiamati per l’appunto Incerti». Di Incerti, nel Reggiano, ce ne sono addirittura 465.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12816903:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12816903:1649483267/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma a Guidetti piace il suo cognome? «Abbastanza - risponde - e che Antonio Guidetti suona bene. Per il resto, poteva andarmi peggio. Girando su Internet, mi è caduto l’occhio su accoppiamenti nome-cognome tremendi. Ma secondo lei, uno che di cognome fa Mastronzo, lo puoi chiamare Felice? Qualcuno l’ha fatto. E non è una battuta della mia ultima commedia ...».

 

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