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insulti omofobi, il parere degli sportivi

Montanari dell’Arcigay «Mancini ha fatto bene»

Montanari dell’Arcigay «Mancini ha fatto bene»

REGGIO EMILIA. «Mancini ha fatto bene a riferire l’offesa che ha ricevuto ed è stato fantastico a dire che se fosse gay non ci sarebbero problemi, perché lui è un esempio, un modello per tanti...

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REGGIO EMILIA. «Mancini ha fatto bene a riferire l’offesa che ha ricevuto ed è stato fantastico a dire che se fosse gay non ci sarebbero problemi, perché lui è un esempio, un modello per tanti ragazzi, dunque ha dato un messaggio positivo». Fabiana Montanari, presidente di Arcigay Gioconda di Reggio Emilia, commenta così la vicenda che sta facendo discutere tutta Italia.

I fatti sono noti. Alla fine della partita di Coppa Italia, vinta martedì dall'Inter 2-0 contro il Napoli, Mancini ha detto davanti alla telecamere che il collega partenopeo Sarri lo ha aprostrofato come “frocio” e “finocchio”. Immediatamente si è scatenato un dibattito molto acceso, dove inevitabilmente qualcuno ha preso le parti del tecnico nerazzurro ed altri si sono affrettati a difendere quello napoletano.

Rendendo pubblico un commento omofobo Mancini ha rotto due tabù contemporaneamente. Ha riportato frasi dette in campo, che secondo alcune logiche, un po’ omertose, dovrebbero restare confinate in quell'ambito, e ha parlato esplicitamente di omosessualità, un tema che lo sport ma soprattutto il calcio preferisce ignorare.

Fabiana Montanari oltre ad essere impegnata nell’associazione è anche una calciatrice. «Gioco a calcio da quanto ho 9 anni e attualmente nella Reggio Tricolore, Calcio a 5 Open A femminile, del Csi. In tanti anni non ho mai avuto problemi, nonostante non mi sia mai nascosta». Nel calcio maschile invece le cose sembrano andare diversamente. «In effetti non ci sono calciatori uomini che escono allo scoperto - dice Fabiana Montanari -, se non pochi casi e sinceramente non so dire il motivo. Forse il problema è affrontare lo spogliatoio, dove avvengono tanti scherzi e battute. All'Arcigay di Reggio abbiamo alcuni sportivi, ma si tratta in genere di persone che praticano discipline individuali, come il nuoto. Il fatto che non ci siano iscritti che praticano giochi di squadre mi fa riflettere. Devo sottolineare che a Reggio la squadra di Rugby ha esposto tempo fa uno striscione contro le discriminazioni sessuali e questo è segno di una sensibilità sull’argomento che ritengo molto positivo».

L'Arcigay si dice pronta a dare un contributo alle società sportive nel caso volessero affrontare il tema. «Siamo a disposizione delle squadre che vogliano confrontarsi con noi sul tema dell’omofobia».

L'allenatore della Reggiana Alberto Colombo, con alle spalle, una carriera da calciatore, conferma che questo tema nel mondo del calcio è ancora tabù. «Nella mia esperienza come allenatore e calciatore non ho trovato ragazzi che abbiamo detto di essere omosessuali. Forse l’ambiente impedisce a qualcuno di dichiararsi. Ci vuole qualcuno che faccia da apri-pista. Per quanto mi riguarda se un mio giocatore lo dichiarasse ne avrei rispetto e continuerei a giudicarlo solo per come si comporta come persona». Colombo non vuole però gettare la croce addosso a Sarri. «Non è stata una cosa positiva ma bisogna considerare le pressioni che ci sono dietro al calcio, anche se non è una scusante. In certe condizioni quando si vuole offendere si usano delle frasi per ferire gli altri, e allora si fa riferimento a razza, sesso, religione ed altre cose. Non è ovviamente giusto, ma credo che prima di tutto dobbiamo farci un’esame di coscienza su quante volte siamo noi ad avere atteggiamenti discriminatori. Dobbiamo partire da questo».

Uno sport spesso vittima di pregiudizi e stereotipi è il calcio femminile. L’allenatrice della Reggiana donne, Federica D’Astolfo, dice volentieri la sua su questo argomento. «Ha fatto bene Mancini a raccontare quanto è accaduto. Tante volte si pensa invece che sia meglio tenere le cose nascoste, ma non sono d’accordo. La vicenda ricorda che ci sono tanti pregiudizi e che l’orientamento sessuale viene utilizzato come un’offesa». Anche secondo l’allenatrice D’Astolfo nel calcio maschile il tema omosessualità è difficile da affrontare. «Per il calciatore nascondere il proprio orientamento sessuale diventa quasi un obbligo per non essere preso di mira e mantenere l’immagine di uomo virile. Sarebbe meglio che la questione fosse affrontata affinchè ognuno si senta libero di fare le proprie scelte». (j.d.p.)

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