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Stupra e rapina tre donne: condannato a 4 anni

di Elisa Pederzoli
Stupra e rapina tre donne: condannato a 4 anni

Reggio Emilia, con un amico aveva fatto irruzione in un alloggio nella zona della stazione. Il complice si era impiccato

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REGGIO EMILIA. Condannato a quattro anni e venti giorni di reclusione. E’ la sentenza pronunciata dal giudice Angela Baraldi a carico di Arthur Nyann, 23enne ghanese, per i reati di violenza sessuale, rapina, lesioni.

Si chiude così una vicenda buia che aveva come triste teatro il quartiere della stazione. Qui, in un alloggio dove abitavano tre ragazze di origine sudamericana, la sera del 9 ottobre 2014 si recarono Nyann e l’amico Ake Osas, 20enne nigeriano.

Secondo l’accusa, i due avevano bussato all’appartamento - dove le tre si prostituivano - fingendo di voler chiedere una prestazione a pagamento. Invece, una volta dentro Nyann aveva sferrato un pugno alla tempia di una delle ragazze e dopo aver puntato contro loro una pistola al volto sotto minaccia aveva costretto due delle tre donne a subire un rapporto sessuale.

Lo stesso aveva fatto Osas che, impugnando un coltello, aveva violentato una giovane. Poi, i due avevano colpito ripetutamente le tre e le avevano rapinate del denaro che avevano nelle borse, per circa 150 euro. L’arrivo della polizia, poco dopo la fuga dei due africani, aveva permesso agli investigatori della Squadra mobile di arrivare subito sul posto e di bloccarli. Erano stati arrestati dopo poche ore.

Fin dal principio, la ricostruzione di quella notte da parte dei due era stata diversa. Avevano ammesso di essersi recati in quell’alloggio per ottenere una prestazione sessuale a pagamento, avevano confermato il rapporto ma negato la violenza. Raccontando, invece, di una rapporto consenziente e solo di una discussione dovuta al denaro che, però non si sarebbe tramutata in una rapina.

Poi, un tragico epilogo: quattro mesi dopo quella drammatica notte, Ake Osas in carcere con la pesante accusa di aver violentato e rapinato le due donne si impiccò in cella, usando come cappio un pezzo della sua maglietta. Morì dopo quattro giorni di agonia. Era in isolamento, quando decise di compiere l’estremo gesto: aveva dato in escandescenza lungo i corridoio, denundandosi, ed era scattato il provvedimento.

Ora, la sentenza di condanna con rito abbreviato per il complice, difeso dagli avvocati Domenico Noris Bucchi e Luigi Scarcella. Il pubblicio ministero Valentina Salvi aveva chiesto una condanna a sei anni. Commenta Bucchi: «La pena poteva essere più severa. Attendiamo le motivazioni, ma è stata accolta la nostra richiesta di concessione delle attenuanti generiche».

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