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In piazza per i diritti anche Reggio Emilia chiede le unioni civili

di Jacopo Della Porta
In piazza per i diritti anche Reggio Emilia chiede le unioni civili

#SvegliaItalia: manifestazione per sostenere il ddl Cirinnà Grazia: «Ho due figli ma per lo Stato non sono la loro madre»

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REGGIO EMILIA. «Per i miei due bambini sono la loro mamma. Per lo Stato italiano invece sono una perfetta estranea». La reggiana Grazia ieri era in piazza Martiri del 7 luglio, con la moglie sposata in Danimarca, madre biologica dei loro due bambini di quattro e due anni, per partecipare alla manifestazione #SvegliaItalia, in sostegno del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civilim in discussione al Senato. «Vorremmo che il Parlamento fosse al passo con la gente perché noi non abbiamo mai avuto nessun problema con i vicini di casa, con gli asili comunali, con le altre persone. Tutti ci appoggiano e vogliono bene ai nostri bambini. Il ddl Cirinnà è un piccolo passo verso la civiltà per un paese che deve svegliarsi. Con questa legge potrò finalmente assolvere a tutti i dovere ad avere il diritto di prendere decisioni per i miei figli e per la mia compagna in caso di necessità o malattia. La nostra storia è iniziata nel 2005 e da subito abbiamo capito che volevamo una famiglia. Perché noi siamo una famiglia».

Grazia pronuncia queste frasi a margine della manifestazione e poco prima una sua lettera è stata letta ai 300 partecipanti da Fabiana Montanari, presidente dell’Arcigay Gioconda di Reggio.

In piazza sono scesi cittadini, politici del Pd, Sel e Movimento 5 Stelle, esponenti della società civile, della Cgil ed associazioni che invocano l’appprovazione al Senato del disegno di legge Cirinnà, che deve fare i conti con un forte fuoco di sbarramento.

I manifestanti hanno mostrato cartelli con scritte come “Alcune persone sono lesbiche/gay. Fattene una ragione”, “Lo stesso amore, gli stessi diritti”. Fabiana Montanari ha rivolto un ringraziamento particolare ai cattolici e musulmani che hanno aderito alla mobilitazione. Uno dei temi più toccati dagli oratori è stato quello del rispetto dei bambini: quelli che vivono in famiglie non riconosciute e che attendono di essere tutelati.

L’evento si è chiuso con i partecipanti che hanno caricato la sveglia e l’hanno fatta suonare all’unisono, mandando così un messaggio inequivocabile: l’Italia continua a dormire in fatto di riconoscimento dei diritti ed ora che si svegli.

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