Maria Sergio, l’ingegnere cutrese tra incarichi e veleni
Reggio Emilia: chi è la moglie del sindaco Vecchi, per dieci anni a capo dell’Urbanistica nella giunta Delrio
REGGIO EMILIA. «Abbiamo cercato un immobile che non fosse stato oggetto di variazioni del piano regolatore negli ultimi 15 anni e che non fosse stato oggetto di atti rilasciati dal Comune, che potevano aver visto un nostro coinvolgimento. Non saprei cosa avremmo potuto fare di più. Certamente, non potevamo prevedere con le informazioni allora a disposizione da atti ufficiali e pubblici ciò che successivamente è emerso».
Maria Sergio affida a una nota diffusa dal Comune di Modena il suo commento sulla polemica che l’ha investita. E’ dal primo ottobre del 2014, infatti, che lavora qui come responsabile del Settore pianificazione territoriale e trasformazioni edilizie. Un approdo, quello nell’amministrazione della città estense, avvenuto attraverso una selezione pubblica e dopo che - per ragioni evidenti di opportunità - non poteva più lavorare nella stessa amministrazione pubblica in cui il sindaco è il marito.
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GLI INCARICHI. Negli uffici comunali di Reggio Emilia Maria Sergio - cutrese di nascita, emiliana di adozione, una laurea in Ingegneria civile edile all’Università di Bologna nel 1996 con una tesi dedicata al piano regolatore del Comune di Reggio Emilia – era arrivata grazie a un concorso pubblico per funzionari a cui aveva partecipato, vincendo, nel 1998.
Prima aveva lavorato come libero professionista al Caire-Urbanistica di Reggio Emilia, la cooperativa di architetti e ingegneri che opera nell’ambito della pianificazione territoriale e urbanistica. Urbanistica e pianificazione territoriale. Di fatto, resteranno sempre questi gli ambiti in cui si svilupperà la sua carriera negli anni successivi: prima in Comune, poi in Provincia, quindi di nuovo in Comune a Reggio Emilia. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12839450:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12839450:1649482393/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Qui, infatti, arriva come funzionario tecnico nel 1998. Successivamente, siamo nel 2002, “trasloca” in corso Garibaldi: prima come funzionario tecnico responsabile dell’unità operativa del Piano territoriale di coordinamento provinciale, poi come dirigente del Servizio pianificazione territoriale, difesa del suolo, protezione civile.
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MODENA. E’ il 2004 quando Maria Sergio torna in Comune a Reggio Emilia: il sindaco è Graziano Delrio e a lei viene affidato il ruolo di Dirigente del Servizio pianificazione e qualità urbana. Ci resterà per dieci anni, fino a che Luca Vecchi - suo marito, dal 2002 – da consigliere capo gruppo del Partito democratico non viene eletto sindaco della città.
«Il lavoro è sempre stato centrale nella mia vita, perchè ha rappresentato un modo per trovare identità e affermazione. Lasciare il posto non è stato un passaggio sofferto. Un dirigente all’urbanistica credo debba cambiare ogni 10-15 anni per mille ragioni. Per me si è solo trattato di anticipare una scelta che avrei fatto a prescindere» commentava in una intervista alla Gazzetta di Reggio, nel giugno del 2014.
Pochi mesi dopo, Maria Sergio arriva in Comune a Modena, dove il sindaco da pochi mesi è Gian Carlo Muzzarelli (Pd), per svolgere la stessa funzione che prima ricopriva a Reggio Emilia. La polemica, soprattutto politica, scaturita dalla notizia che la casa di Masone in cui il sindaco Luca Vecchi vive con la moglie è frutto di un acquisto fatto dalla stessa dall’imprenditore edile Francesco Macrì, imputato nel processo Aemilia, porta il nome di Maria Sergio sui giornali. Ma non è la prima volta che la moglie del sindaco finisce al centro dell’attenzione.
LA LETTERA. A sollevare un vespaio nel maggio del 2014 - in pienissima campagna elettorale, quando mancano pochi giorni alle votazioni del 25 maggio che hanno eletto primo cittadino il marito Luca Vecchi - è una lettera anonima recapitata alle principali testate giornalistiche reggiane e diffusa negli ambienti politici reggiani. Nel documento, dattiloscritto, si parla del candidato sindaco di centro-sinistra Luca Vecchi, ma soprattutto si parla di sua moglie Maria Sergio.
La missiva, anonima, parla di legami di parentela della dirigente comunale. Nomi, quelli citati, ritenuti attraverso una serie di articolati collegamenti vicini all’ndrangheta. Poi una domanda provocatoria: «Lotta alla mafia, ma con parentele del genere il futuro sindaco potrà farla?».
La reazione di Luca Vecchi è dura e pronta. Parla di «azione intimidatoria gravemente diffamante, con accuse gravi e infondate». E si reca personalmente in procura per denunciare all’autorità giudiziaria l’accaduto. Intanto raccoglie più dimostrazioni di vicinanza e solidarietà.
I mesi passano. E all’inizio del 2015, scoppia l’inchiesta Aemilia. A parlare ancora della moglie del sindaco di Reggio Emilia - in un articolo pubblicato il 28 gennaio 2015, all’indomani degli arresti scattati in Emilia - è Giovanni Tizian sulle pagine dell’Espresso.
Racconta che nel 2012 quando l’allora sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, viene sentito dai pm antimafia di Bologna sulla sua partecipazione durante la campagna elettorale del 2009 alla processione del Santissimo crocifisso a Cuttro, anche Maria Sergio viene chiamata dalla Dda. «I pm l’hanno sentita come teste perché alcuni rapporti di polizia ipotizzano situazioni di favore verso imprenditori sospettati di vicinanza alla ‘ndrina emiliana» scrive il giornalista sotto scorta sul settimanale. Parole che, a livello politico, fanno scattare il M5S che chiede al sindaco di chiarire in consiglio comunale quanto riportato.
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