A Reggio Emilia i profughi giocano a calcio nel «Mare Nostrum»
La squadra milita nel campionato di calcio a 7 dell’Uisp ed è composta da “richiedenti asilo” provenienti soprattutto dall’Africa
REGGIO EMILIA. Quando scendono in campo non ce n’è per nessuno. Su otto partite giocate ne hanno vinte 7 e pareggiata una, segnando una valanga di gol, 51, e subendone 13. «Siamo forti come il Barcellona», ride Yaressi Bourama, 23 anni tra pochi giorni, originario della Costa d’Avorio e con cittadinanza del Mali.
Yaressi è l’allenatore e giocatore della squadra Mare Nostrum, che milita nel campionato di calcio a 7 dell’Uisp e sta ottenendo un successo strepitoso. A metà torneo la formazione, composta da africani della Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Nigeria, Guinea Equatoriale ed altri Stati, ha 22 punti, mentre la diretta inseguitrice è distanziata a 13.
Come suggerisce il nome, quello della vasta operazione di soccorso in mare dei migranti varata nell’ottobre 2013, la squadra è composta da africani arrivati a Lampedusa su un barcone. Sono tutti profughi che hanno fatto richiesta d’asilo, mentre Yaressi, arrivato nel 2011, ha già ottenuto la cosiddetta protezione sussidiaria e lavora come operatore e mediatore alla Dimora d’Abramo. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12844935:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12844935:1649482408/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
«Uno dei problemi principali dei richiedenti asilo - dice Marco Aicardi, coordinatore del centro d’accoglienza straordinaria della cooperativa - è che non sanno come occupare il tanto tempo libero. Perciò ci siamo confrontati con il Comune e poi con l’Uisp che ci ha proposto di formare una squadra di calcio a 7». Quattordici ragazzi hanno subito aderito e la formazione ha iniziato ad allenarsi in un campo a Sesso, vicino alla parrocchia.
«Ci alleniamo tre o quattro volte alla settimana e giochiamo al martedì sera o al sabato pomeriggio - prosegue Yaressi -. I ragazzi ci tengono molto e quando scendiamo in campo vogliamo sempre vincere. Abbiamo comunque ricevuto i complimenti dagli arbitri perché siamo molto corretti».
Questa esperienza mostra tutte le potenzialità dello sport. «I ragazzi - prosegue Aicardi - parlano varie lingue e dunque giocando insieme sono costretti a parlare l’italiano. In futuro vorremmo inserirne alcuni all’interno di altre squadre del territorio, per favorire l’integrazione».
A Reggio i migranti che hanno chiesto asilo politico sono circa 600 e vivono sparsi nel territorio provinciale. Alcuni studiano, fanno corsi di formazione e recentemente si è tentato di inserirli in attività di volontariato, per evitare l’inattività forzata che aveva caratterizzato la vita dei profughi arrivati nel 2001, ai tempi della caduta di Gheddafi.
Il capocannoniere del torneo è Modou Ceesay, con 18 reti all’attivo, mentre lo stesso Yaressi ne ha segnate 10. Tra questi ragazzi più d’uno spera di essere notato e magari avere la possibilità di fare un provino per una delle tante squadre di calcio reggiane.
«Siamo davvero forti - dice l’allenatore - e visto che si sta spargendo la voce conto che qualcuno venga a vederci quando a metà febbraio ricomincerà il campionato. Siamo una squadra molto aggressiva, che tende a voler segnare subito. Quando troviamo avversari chiusi sappiamo anche cambiare modulo e agire sulle fasce».
Insomma, per i ragazzi di Mare Nostrum la partita è una cosa seria. Per i profughi praticare uno sport vuole dire aumentare le proprie possibilità di socializzazione e far uscire dall’ombra la loro realtà. «A Reggio ho trovato molta comprensione - conclude Yaressi -. Fino ad ora ho trovato persone che giudicano solo per come sei e non si fanno troppo influenzare da quello che sentono in Tv».
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