Chi è Francesco Macrì, il cutrese che vende casa ai coniugi Vecchi
Ndrangheta a Reggio Emilia, gli affari nel ristorante “Il cenacolo del pescatore” e le intercettazioni sul suo ruolo di prestanome della cosca
REGGIO EMILIA. Nicolino Grande Aracri, Palmo Vertinelli, Michele Bolognino. E Francesco Macrì. Secondo le carte di Aemilia e le ricostruzioni degli investigatori dell'Antimafia, è questo il collegamento tra il vertice della cosca e l'imprenditore edile titolare della M&F General Service Srl: l’uomo dal quale Maria Sergio, la moglie del sindaco Luca Vecchi, ha acquistato la casa di Masone nel 2012. Il fulcro è il ristorante “Il cenacolo del pescatore” di strada Calerno.
Nelle carte di Aemilia a tracciare un collegamento tra il boss di Cutro e Palmo Vertinelli è il collaboratore di giustizia Vincenzo Marino. Racconta che nel 2007 aveva chiesto a Nicolino Grande Aracri la maniera di fare soldi a Reggio Emilia. Gli aveva risposto che non era un buon momento ma che lui stava investendo nella ristorazione. «I soldi miei li ha Palmo Vertinelli - gli avrebbe detto -stiamo cercando di investirli sulla ristorazione».
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L’investimento in questione, secondo le carte, è l’attività di ristorazione “Millefiori”, avviata dai fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli (attualmente ristretti nel cercare di Bologna e considerati i “cassieri” della cosca). [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12839472:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12839472:1649482393/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il locale è stato costruito sul terreno di proprietà della Millefiori Srl, riconducibile ad Antonietta Bramante e Giovanna Schettini, rispettivamente moglie di Palmo e Giuseppe, in seguito alla concessione edilizia rilasciata il 20 marzo 2003 dal Comune di Montecchio. Quello stesso terreno era stato acquistato dalla Bramante nel 1995 per 12 milioni di lire e venne rivenduto, il 30 ottobre 2002, all’immobiliare per 110 milioni di lire.
La Mille Fiori Service Sas di Vertinelli Giuseppe & C gestì l’attività sino al 27 febbraio 2006. Poi, stipulò con la Mille Fiori Srl un contratto di affitto, con canone annuale di 30mila euro più Iva.
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Nel 2012 avviene il cambio di gestione che coinvolge la figura di Michele Bolognino – anche lui imputato nel processo Aemilia, considerato una figura di riferimento della cosca e attualmente detenuto in regime di 41 bis – da realizzarsi, però, con la presenza di un prestanome.
E’ il 22 giugno del 2012 quando la gestione del locale - con un canone di 700 euro - passa alla società “Il cenacolo Srl”: dentro ci sono Francesco Macrì con la quota nominale di 9.500 euro e Antonio Molinari, con 500 euro. Salta invece il coinvolgimento di un parmense, nel frattempo arresto in un’altra inchiesta.
L’inaugurazione avviene il 26 giugno 2012.
E’ Michele Bolognino a occuparsi di alcun inviti. Come quello rivolto a Nicolino Sarcone. Una telefonata è intercettata.
Bolognino: «Senti a me, vedi che sabato sera inauguriamo il ristorante... a Montecchio se vuoi venire... se no poi dici che non ti dissi niente... sabato sera... là... l'ex di Vertinelli».
Sarcone: «E chi l'ha preso?».
Bolognino: «Lo prendiamo noi con un amico tuo... ehu...».
Sarcone: «Si?».
Bolognino: «Eh!».
Sarcone: «Un amico mio buono?».
Bolognino: «Eh!».
Sarcone: «Mhm... allora c’ho i dubbi (scherza)».
Secondo gli investigatori l’amico buono è Nicolino Grande Aracri.
L’intenzione di Bolognino è quello di cambiare volto al locale di Vertinelli. Di farlo diventare un ristorante “emiliano”. Durante l’attività, ci sono numerose intercettazioni che per gli inquirenti sono la conferma del ruolo di socio occulto nel locale ufficialmente intestato a Macrì.
«Franco così io non vado avanti.. perchè già cose che sapevo.. noi ci stiamo portando debiti da agosto... anche se abbiamo lavorato... Quando io ti ho detto che il personale era troppo... le persone erano troppe... Sono state fatte ognuno a modo suo... quando gli ho detto che in cucina erano assai... Anche se abbiamo lavorato noi ci siamo portati sempre i debiti di dietro...» dice Bolognino a Macrì.
Quest’ultimo, imputato nel processo Aemilia, si difende negando di essere stato un prestanome, ma di aver diversificato gli affari nella ristorazione perchè l’edilizia era in crisi.
Dossier: la 'ndrangheta a Reggio Emilia
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