Dopo Canossa quante altre chiusure?
Gentilissimo Direttore,
mi unisco agli altri commenti nel sottolineare quanto il Suo articolo abbia messo il dito nella piaga.
Anche io sono tra coloro che ritengono che Reggio Emilia non sia una terra senza offerta e contenga nel suo perimetro più ampio, quello provinciale, tanti luoghi, prodotti, eventi, persone, in grado di stimolare e generare movimento turistico e conseguentemente valore. Purtroppo rilevo anche io quanto poco si faccia per dare , prima di qualsiasi altra cosa, una strategia al tema della attrattività turistica e non solo.
In varie occasioni ho dedicato tempo al ragionare su quali potessero essere le linee di un progetto che , mettendo in rete tutte le forze presenti sul territorio, potesse fare da organo consultivo per la PA sul tema turistico e redigere un piano strategico e di Marketing territoriale volto a rendere giustizia sia al territorio che agli imprenditori/operatori presenti e attivi.
Ho tuttavia sempre constatato che la prima grande e grave colpa di ciò dipende dalla incapacità di noi Reggiani a fare sistema, a rinunciare al ruolo personale per fare spazio ad un fine collettivo e trasversale, a rinunciare agli interessi del singolo o della categoria per guardare più lontano e costruire un futuro migliore, per tutti.
Siamo la terra della cooperazione; abbiamo fatto una mostra ai musei civici dal nome "NOI:...."; abbiamo creato un brand "WE A-RE"; siamo la città delle persone; ma ogni volta che proviamo a costruire un progetto in modo collettivo dimostriamo tutta la nostra incapacità ad affrontare il tema in maniera ordinata, pragmatica e soprattutto sostenibile, sia dal punto di vista operativo che economico-finanziario.
Da un lato imprese e privati si aspettano che i soldi siano solo pubblici, ed oggi ciò non è più possibile; dall'altro la PA ritiene di avere la soluzione e le capacità per affrontare i nodi della promozione e del marketing territoriale e si muove in modo autonomo o coinvolgendo solo una piccolissima parte del sistema.
Il risultato è quello descritto da Lei e dai tanti commenti al Suo articolo.
Tuttavia allargare le braccia e rinunciare al pensiero che Reggio possa essere attrattiva e abbia spazi di miglioramento sulla quantità di persone che la potrebbero venire a visitare è altrettanto sbagliato. Senza una proposta alternativa e soprattutto migliore all'attuale non può che restare tutto così, con la conseguenza che al castello di Canossa seguano anche altre importanti chiusure.
Qualcuno giustamente ha sottolineato l'importanza della Stazione AV: è un hub importantissimo e poco sfruttato; l'Info point aperto nell'anno di EXPO non riesce a coprire gli orari migliori e forse non ha nemmeno i materiali giusti per promuovere le nostre eccellenze. Non esiste un portale (e intendo uno strumento forte ed accattivante e non una elencazione di luoghi che non sono ancora pronti a fare Turismo davvero) che valorizzi le eccellenze nell'arte, nella gastronomia, nella tecnologia, nell'ambiente, nello sport, nella parte Storica e culturale, di cui siamo certamente ricchi, corredato di tutte le informazioni necessarie a raggiungerle e scoprirle, rendendole anche capaci di trasferire ai visitatori le suggestioni e le informazioni necessarie a rendere la loro esperienza positiva e meritevole di essere raccontata.
Sono convinto che credere nella crescita turistica possa anche significare credere in creazione di ricchezza per il territorio: posti di lavoro, promozione in loco dei nostri prodotti (affermandone finalmente il vero valore che oggi i mercati esteri non sempre riconoscono) affermare la qualità di vita e lo stile di vita (life style) del nostro territorio per quanti potrebbero sceglierlo come propria dimora utilizzando i collegamenti che Reggio ha per raggiungere il luogo di lavoro; maggiore presenza nelle strutture ricettive e quindi maggiore presenza nei Ristoranti, nei negozi; recupero di luoghi oggi abbandonati e senza progetti (Montefalcone per esempio).
E' una visione al limite tra la fantasia ed il desiderio ma si fonda anche su elementi oggettivi: A) chi viene a Reggio ne rimane affascinato B) ci sono luoghi meno ricchi di Reggio che hanno saputo attrarre, grazie a buone attività di Marketing ed eventi importanti, e sono cresciuti in notorietà e presenze.
Presto Reggio sarà parte di un confine ben più grande e sarà ancora più difficile dialogare e affermare tali temi.
Noi Reggiani siamo creativi ed intraprendenti ma non sappiamo fare squadra e unire le debolezze per creare forze. Se riusciremo a superare anche questo limite credo che smetteremo di guardarci allo specchio e porremo rimedio alle imperfezioni che offuscano le nostre bellezze.
So che di idee ce ne sono tante ma non sono mai state messe in un progetto territoriale vero e unitario: forse è il momento di farlo se vogliamo un domani non pubblicare l'articolo sulla chiusura di altri pezzi importanti!!
A me piacerebbe discuterne e provarci.
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