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Il sindaco Vecchi sulla casa legata ad Aemilia: «Non mi piego»

Massimo Sesena
Il sindaco Vecchi sulla casa legata ad Aemilia: «Non mi piego»

Reggio Emilia, in consiglio comunale un minuto di applausi per l’autodifesa sul caso Sergio. Interviene anche l’inquisito Pagliani e Vaccari si infuria

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REGGIO EMILIA. Sulle balconate di Sala del Tricolore ci sono i vecchi militanti del Pd, i militanti del Movimento 5 Stelle, c’è il segretario del Pd reggiano Andrea Costa, c’è il presidente della Provincia Gianmaria Manghi. Eppoi ci sono un pilastro della filosofia, e tre giudici di un tribunale del Riesame che finiscono anche loro nel dibattito sul caso della casa del sindaco Luca Vecchi.

A citare Kant e la sua metafora del “legno storto del mondo” ci pensa il sindaco per spiegare l’anello più debole della sua difesa, ovvero il fatto che non si sia autodenunciato subito per aver acquistato la casa da un imprenditore che poi, tre anni dopo sarebbe finito in manette nell’inchiesta Aemilia. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12844737:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12844737:1649686985/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Quando sono usciti i nomi degli arrestati di Aemilia li ho letti, e mi sono interrogato più come amministratore che come un cittadino dal momento che, a tre anni di distanza, il tema della casa per me era derubricato». E qui che il sindaco cita Kant e quella metafora, sulle imperfezioni del genere umano che venne usata anche per replicare al giacobinismo alla sua deriva giustizialista.

Prima di incassare un minuto abbondante di applausi - dalle balconate, dal tavolo della giunta e dai banchi della maggioranza - Vecchi ha lanciato la sua offensiva, personale e politica contro chi cerca di screditarlo: «i miei zii, mi diceva mia nonna, se avessero piegato la schiena, e con loro tanti altri, l'Italia non sarebbe libera e loro sarebbero ancora vivi. Io sono di quella pasta e la schiena non la piego se di mezzo c'è la mia dignità, dei miei familiari e dell'Istituzione che rappresento per tutti i reggiani».

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Nel merito, Vecchi è categorico: «Non c’è nulla nel merito, non c’è nulla di rilevante dal punto di vista giudiziario. C’è invece qualcosa di profondamente ingiusto verso la mia persona, verso mia moglie che solo per il suo luogo di nascita viene fatta oggetto di illazioni inaccettabili. Ma noi - dice rivolto ai consiglieri del Movimento 5 Stelle che ascoltano in silenzio - sul tema della caccia alle streghe non vi seguiremo. Perché la lotta alla criminalità organizzata non si fa con gli hashtag e questo comune l’ha fatta e la sta facendo sul serio.

Leggi: tutti gli articoli sul caso Sergio

"Il protocollo antimafia che abbiamo sottoscritto è rimasto un anno al Ministero dell’Interno perché giudicato troppo rigido. Abbiamo dichiarato una guerra legale al proliferare delle sale slot, anche mettendo a rischio i nostri bilanci. Finora abbiamo vinto ma se dovessimo perdere sarebbero problemi non piccoli. Ciò nonostante non ci fermiamo, così come non ci fermiamo sulle confische dei beni e sui protocolli di Avviso pubblico che il mio comune è uno dei pochi ad aver sottoscritto in pieno».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12844739:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12844739:1649686985/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

E nel pieno della sua arringa difensiva, Vecchi inserisce anche Delrio, che alcuni indicano come il vero obiettivo dei grillini in questa battaglia che è fatta anche delle incursioni dei big nazionali del Movimento 5 Stelle. «Il mio sindaco - lo chiama Vecchi - è stato colui che per primo ha invertito la rotta dell’espansione urbanistica in questa città. E’ con lui che si sono cominciati a dire dei no. Se la mia giunta ha potuto approvare la variante in riduzione è stato grazie alle azioni intraprese da chi mi ha preceduto».

Poi va in onda quello che non ti aspetti. Almeno dopo giorni di bagarre politica sui giornali. Ovvero una parte dell’opposizione - Grande Reggio e Progetto Reggio - che ritirano le loro richieste di dimissioni. Resta quella del Movimento 5 Stelle, che alla fine verrà bocciata. Ma sono gli stessi consiglieri pentastellati a dare l’impressione di non voler (o poter) assestare il colpo del Knock-out.

Paola Soragni chiosa: «Nessuno l’accusa di fatti illeciti - dice rivolta al sindaco - ma piuttosto riteniamo che non sia opportuno che lei ricopra il ruolo di sindaco, avendo mancato ai doveri di trasparenza». E’ il teorema del “non poteva non sapere” su cui insiste anche il capogruppo M5S Norberto Vaccari, attingendo alla sua esperienza di architetto: «Quando sono usciti quei nomi - ha detto in aula - io mi sono sincerato di non aver avuto rapporti di lavoro con quelle persone, ben sapendo che in passato avevo avuto a che fare con aziende gestite da calabresi. E che il sindaco non ricordasse chi gli aveva venduto la casa risulta difficile da credere. Non foss’altro per i dieci anni di garanzia che gravano per legge proprio sul costruttore». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12844748:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12844748:1649686985/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Una disamina tecnica, quasi fredda, che poi sì ribadisce la «scarsa trasparenza», ma al momento di entrare a gamba tesa - nemmeno sul bersaglio grosso Delrio, a cui pure i parlamentari del M5S hanno chiesto che riferisca alla Camera e poi, già che c’è, che si dimetta.

In mezzo, tra l’autodifesa del sindaco e gli interventi dei grillini, c’è stato quello del capogruppo di Forza Italia Giuseppe Pagliani che prende la parola in un’aula senza i consiglieri M5S e con un unico consigliere del Pd rimasto a presidiare.

E se Vecchi ha citato il Filosofo di Konisberg, lui cita a più riprese l’Ordinanza del tribunale del Riesame che lo scarcerò nell’ambito dell’inchiesta Aemilia all’interno della quale resta uno degli imputati. Ma tant’è: tra l’incredulità generale Pagliani accomuna la sua vicenda a quella di Luca Vecchi, sottolinea come sia devastante triovarsi accusati di collusione con la malavita quando «si è innocenti ed estranei ai fatti come dice questa ordinanza di un tribunale».provocando la reazione del Pd, ma anche del Movimento 5 Stelle che con Vaccari, nel frattempo rientrato in aula gli fa notare che «Fino a quando il consigliere Pagliani resta imputato in quel processo sarebbe bene che, quando si parla di queste vicende, uscisse dall’aula. Seppoi sarà assolto, sarò il primo a stringergli la mano».

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