Morto sulla pista da cross, i dubbi della famiglia
Rio Saliceto: la moglie e i figli del 47enne Enrico Bertazzoni chiedono che venga fatta piena luce sul tragico incidente
RIO SALICETO. «Vogliamo vederci chiaro sulla morte del nostro Enrico. Per questo vogliamo che venga fatta l’autopsia, per capire se la sua scomparsa è dovuta a un malore oppure agli effetti della rovinosa caduta».
Vogliono sapere la verità i familiari di Enrico Bertazzoni, l’imprenditore di 47 anni spirato domenica sul circuito di motocross di Torre de’ Picenardi, nel Cremonese, mentre stava facendo un giro di prova sulla sua motocicletta Husqvarna insieme al figlio Kevin, 16 anni da compiere tra poco.
Kevin e il padre Enrico stavano facendo un giro di prova in attesa di una gara il 28 febbraio, quando è avvenuto l’irreparabile. «Avevamo appena finito di pranzare al bar vicino al circuito, dopo avere girato in pista tutta la mattina – racconta Kevin, rievocando la terribile esperienza, mentre lui, la mamma Lia, di professione segretaria nella ditta specializzata in cartongesso del papà Enrico, Evoluzione Casa, e la sorella Denise, 13 anni, che frequenta le medie di Rio Saliceto, sono circondati dall’affetto di cugini e amici nell’abitazione di via Naviglio nord.
«Io ero 100 metri più indietro di papà – prosegue Kevin – entrambi dovevamo affrontare un salto. All’improvviso mi hanno fermato perché era caduto qualcuno: ho scoperto presto che si trattava di mio padre… E dire che stava bene fino a un attimo prima. E non era certo uno sprovveduto: sapeva andare sulla moto, della stessa marca della mia, una Husqvarna, solo che io ho un 125, lui un mezzo più potente. Fin da quand’era piccolo mio padre è sempre stato appassionato di motori e faceva arrabbiare mia nonna per questo. Poi, andavamo spesso alla pista di motocross di via Guastalla a Carpi. Con l’agonismo, poi, ha iniziato lo scorso anno. Chi ha visto l’incidente mi ha detto che, dopo avere superato un ragazzino, è atterrato male: la moto è finita fuori dalla pista e lui invece in un fossato. Ma non posso fare a meno di ricordare che lui era prudente. Vogliamo capire cos’è successo veramente» – prosegue Kevin.
La salma di Enrico Bertazzoni ora si trova alla camera ardente dell’ospedale Maggiore di Cremona, in attesa della decisione del magistrato, dottor Abbadessa, sulla possibilità o meno di effettuare l’autopsia sul 47enne per avere un riscontro preciso sulle cause del decesso. La pista di Torre de’ Picenardi è sotto sequestro, mentre dalle verifiche sulle autorizzazioni risulta tutto regolare. La moglie di Bertazzoni, Lia, ribadisce la volontà che si indaghi a fondo per stabilire che cosa ha provocato il decesso improvviso del marito.
«Non era il tipo da manovre azzardate – conferma la mamma di Kevin e Denise – bisogna verificare perché è caduto. Dobbiamo capire perché ho perso mio marito».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
