Gazzetta di Reggio

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«Mancano gli operatori A rischio la casa di carità»

di Adriano Arati
«Mancano gli operatori A rischio la casa di carità»

Viano: l’allarme lanciato da Pier Luigi Cantarelli, coordinatore dell’Udc locale Don Capotorto: «Il contesto è cambiato, dobbiamo confrontarci con nuove sfide»

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VIANO. Un futuro a rischio per la casa della carità di San Giovanni di Querciola? La struttura querciolese, fondata nel 1947 dall’allora parroco di Fontanaluccia don Mario Prandi, ospita numerose persone ed è ben conosciuta e apprezzata nell’intero territorio reggiano, ma le novità nel contesto sociale ed economico provinciale potrebbero portare, se non alla chiusura, a una riduzione dell’operatività. A dare l’allarme è Pier Luigi Cantarelli, coordinatore dell’Udc di Viano: «La struttura sarebbe in crisi in quanto, da quel che si dice, mancherebbe personale per dare assistenza ai pazienti ospitati e nello stesso tempo aiutare le suore della Congregazione Mariana nella gestione della casa di carità».

Ma la questione, sempre per Cantarelli, non sarebbe preminentemente finanziaria, visto che «dall’ultima riunione è emerso che non ci sarebbe nessun problema di liquidità economica; allora perché non si può fare come in passato, assumendo delle Oss (Operatori socio sanitari) per portare avanti la casa di carità?».

E allora di cosa si tratta? «La stessa gestione della casa, il parroco di Viano e la diocesi, non hanno intenzione d’assumere degli operatori socio-sanitari specializzati, che aiuterebbero le suore della Congregazione Mariana nel lavoro di gestione e cura degli ospiti. Secondo me sarebbe un progetto fattibile». La temuta chiusura sarebbe un’altra botta per San Giovanni, sostiene.

Il paese è definito «ormai un dormitorio dove molte piccole realtà commerciali hanno chiuso o stanno chiudendo, e ora sta per perdere anche una delle cose più belle dal punto di vista sociale». E quindi, inserire nuovi operatori nella casa potrebbe essere utile anche per il territorio: «Si creerebbero nuovi posti di lavoro e nel contempo si porterebbe avanti una delle poche eccellenze rimaste – riflette Cantarelli – Infatti qui in paese a San Giovanni ci sono persone che hanno lavorato alla Casa di Carità e grazie a essa hanno potuto ricevere la pensione di vecchiaia e nel frattempo hanno aiutato il centro a rimanere vivo».

Allarga invece il discorso don Filippo Capotorto, il superiore generale della Congregazione Mariana delle case della carità diocesane. «Bisogna fare chiarezza, noi non possiamo decidere la chiusura di una casa della carità, possiamo decidere invece se ritirare il personale mariano attualmente impiegato nelle strutture, ma la competenza per la chiusura della casa è della parrocchia di riferimento, non della diocesi», precisa. «In questo periodo è in atto una riflessione sull’intera diocesi, voluta in prima persona dal vescovo, e stiamo valutando come muoverci – aggiunge –. Il contesto è cambiato, dobbiamo confrontarci con nuove sfide».

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