«Negozi di paese, sempre più una rarità»
Busana, l’appello dell’Unione nazionale dei Comuni: «Rischio desertificazione, difendiamoli»
BUSANA. Anche se fanno discutere le diverse chiusure in centro, e le aperture di diversi esercizi commerciali da parte di imprenditori cinesi, a Castelnovo Monti la rete commerciale è ancora solida e diffusa. Ma ci sono paesi dell’Appennino, soprattutto frazioni, che un tempo contavano due o tre esercizi commerciali, e che ora non ne hanno più nemmeno uno.
Esercizi che avevano e potrebbero ancora avere non solo un ruolo economico, ma anche di tenuta sociale del territorio. È un problema che non riguarda solo l’Appennino reggiano, tanto che ieri l’Uncem, l’Unione nazionale dei comuni, le comunità e gli enti montani, ha diramato una nota proprio su questo tema. “È ormai una priorità salvare i negozi dei borghi alpini e appenninici, difendere e valorizzare i negozi sotto casa, schiacciati dai supermercati aperti dagli anni ottanta ad oggi, dai centri commerciali entrati nell’immaginario collettivo dagli anni novanta come luogo dove spendere, comprare, tanto e spesso troppo, mangiare, passare del tempo, (forse) divertirsi. Dove fare la grande spesa per la settimana o più, dove portare bimbi, nonni, zia, suocera. Gli ultimi dati di vendita diffusi dalle stesse catene confermano che il modello sta entrando in crisi: i numeri scendono, i fatturati interrogano”.
Prosegue la nota Uncem: “Nei paesi montani con meno di mille abitanti, dove ci si conosce tutti, il negozio sotto casa è l’ancoraggio della comunità. Spesso nella piazza, vicino a chiesa e municipio. Luogo di aggregazione prima ancora che di acquisto. Punti dove matura la comunità. Nelle località poco turistiche queste botteghe con oltre mezzo secolo di storia mantengono un particolare fascino. Antiche, ma non vecchie. Originali, ma non fastidiose. Eppure, al di là di retoriche troppo facili e di semplicistiche filosofie del territorio, un dato è evidente a tutti, risalendo le vallate: troppi negozi di paese negli ultimi due decenni hanno chiuso. Siamo al rischio desertificazione. Servono scelte politiche chiare, ma anche una diversa consapevolezza della comunità che vive su un territorio. Chi ha responsabilità istituzionali (sindaci, consiglieri, assessori, presidenti di Comunità e Unioni montane) deve fare la sua parte: spingere Regione e Parlamento a varare una legge che individui sgravi fiscali e minor carico burocratico per chi possiede un negozio in un Comune montano, per chi avvia un’attività nelle Terre Alte, chi vuole potenziare una piccola impresa, per chi apre una partita iva”.
Conclude l’intervento dell’Uncem: “Devono poi essere incentivati i centri multifunzionali, negozi che vendono prodotti e allo stesso tempo svolgono dei servizi. Ma bisogna fare di più. Con un accordo nazionale con Poste italiane ad esempio, o con altri player. Una proposta di legge in Parlamento dedicata ai piccoli Comuni e alla montagna, vede come primo firmatario Enrico Borghi, presidente Uncem, che istituisce centri multifunzionali nei quali concentrare la fornitura di una pluralità di servizi, in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e sicurezza, nonché lo svolgimento di attività di volontariato e associazionismo culturale».
Infine l’appello: “Salvare i piccoli negozi di montagna passa anche dalla nuova consapevolezza di chi vive e frequenta la montagna... Anche chi frequenta la montagna per sciare, per una ciaspolata, per una semplice ma importante giornata di relax, non si porti da casa panino, acqua, salame, formaggio. Si fermi a comprarli nel negozio della piazza del paese. Si fermi e pensi al grande valore del suo gesto. Chi vive in montagna, si faccia due calcoli e scelga la dimensione sociale vera...”.
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