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Canossa, la legge c'è, basta applicarla

Alessandro Carri
Canossa, la legge c'è, basta applicarla

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Il 28 Gennaio ricorreva l’anniversario del fatidico incontro di Canossa tra l’imperatore Enrico IV e il pontefice Gregorio VII per iniziativa della contessa Matilde. Si tratta di una ricorrenza storica di grande importanza che ci richiama anche al presente di fatti politici dei quali siamo ogni giorno testimoni.

Innanzitutto quell’incontro gettava le basi di un accordo tra lo Stato e la Chiesa cercando di risolvere il problema delle “investiture” secondo il concetto laico di assegnare al governo dello Stato le questioni materiali (economiche, sociali) e alla Chiesa quelle immateriali (spirituali). Di fatto poi contemplò il riconoscimento dell’impero e della realtà europea.

Le vicende successive non furono però così pacifiche e ci vollero molti secoli per riprendere “in nuce” quei concetti e arrivare alla odierna realtà che ci pone tutti di fronte alla necessità di una Europa unita che sappia farsi valere nel mondo. Impresa ardua ma non impossibile da realizzare secondo quei propositi di “mediazione” dei quali fu eccellente protagonista Matilde.

Una ricorrenza quindi da non lasciare cadere nel vuoto. Del resto quando ero Sindaco di Canossa promossi le celebrazioni di questo evento con la costituzione di un comitato nazionale che si avvalse nientemeno del patrocinio del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Si svolse anche un incontro internazionale di studi con la partecipazione dei più importanti storici d’Europa i cui atti furono raccolti, in quello straordinario volume, edito dalla Deputazione di storia e Patria con gli “auspici” della Regione Emilia Romagna. Fece anche seguito un importante confronto sul tema dei rapporti tra Stato e Chiesa che si svolse al Teatro Municipale con l’autorevole partecipazione di Giovanni Spadolini.

Questo per ricordare la sensibilità che vi fu per celebrare quanto avvenne nel lontano 1077, a cui seguirono altri momenti culturali d’incontro. Ma, intanto, il Castello e il territorio di Canossa si sgretolavano sempre più, fino alla constatazione drammatica di oggi, come conseguenza, dell’abbandono, e addirittura dell’impossibilità di garantirne l’accesso.

Ha ragione quindi il direttore della Gazzetta Paolo Cagnan quando afferma, in un suo editoriale, che il turismo, la difesa e la valorizzazione dei propri monumenti insigni non è “mai stato al centro dell’agenda reggiana”. È un grido angoscioso, di allarme, che non deve non essere raccolto.

E allora mi sia consentito di aggiungere che nel 1989, come consigliere regionale dell’Emilia Romagna, insieme a Pierluigi Castagnetti, capogruppo Dc, presentai una proposta di legge che fu approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, dal titolo significativo: “Promozione e valorizzazione delle zone matildiche dell’Emilia Romagna” (n.44 del 15/12/89).

La legge nella sua sinteticità conteneva due obiettivi: il primo di costituzione di una società (Spa) pubblica e privata per dare continuità all’azione di intervento storico, culturale e territoriale che dopo i primi anni di efficienza, per innumerevoli pasticci, fu portata alla liquidazione tuttora in corso; il secondo - certamente più importante – della elaborazione di un PTO (piano territoriale operativo) che non è mai stato attuato pregiudicando, quello che già allora si prevedeva, un un più generale dissesto.

Ora quindi è a quella legge (tuttora in vigore) che bisogna rifarsi, al di là delle chiacchiere. Rifarsi all’attuazione di quella legge con adeguati finanziamenti, coinvolgendo lo Stato e anche l’Unione Europea. Lo ritengo un dovere prima di tutto del ministro Franceschini al turismo, del presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, dei parlamentari e dei consiglieri regionali reggiani.

ex parlamentare, consigliere regionale, sindaco di Canossa e di Carpineti

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