«Casa della carità, nulla di deciso»
La congregazione mariana sull’allarme per il rischio di chiusura
VIANO. «Non c’è ancora alcuna decisione definitiva su nessuna casa della carità». La congregazione mariana delle case della carità del territorio reggiano cerca di spegnere il fuoco acceso dall’allerta sulla possibile chiusura della casa della carità di San Giovanni di Querciola.
Martedì Pier Luigi Cantarelli, coordinatore dell’Udc vianese, ha parlato del forte rischio di cessazione dell’attività per la storica struttura querciolese, nata 69 anni fa grazie all’allora parroco di Fontanaluccia don Mario Prandi. Per Cantarelli la questione non è economica, ma la volontà delle realtà coinvolte (consiglio direttivo, parrocchia, diocesi) di inserire personale specializzato da affiancare alle suore della congregazione mariana che attualmente si occupano di tutti gli ospiti. E la congregazione mariana che dice? Parte dall’oggi, dal contesto notevolmente mutato rispetto agli anni in cui sono nate le case della carità all’anzianità di molti religiosi impegnati, che rappresenta un grosso vincolo: «Oggi ci troviamo davanti a due sfide: il ripensarci come presenza evangelizzatrice alla luce delle nuove unità pastorali, che raggruppano più parrocchie, e l’avanzare dell’età media dei consacrati, che non permette più loro di essere in tutte le case distribuite sul territorio».
La situazione, si precisa, è ben chiara al mondo diocesano e «il vescovo con il suo vicario generale, le parrocchie e le unità pastorali che hanno le case della carità hanno avviato, insieme alla congregazione mariana, un cammino per chiedersi come rinnovare le case in questo momento storico e come aprirsi a nuovi modi di animarle anche in assenza dei consacrati».
La riflessione è partita ma ancora non è stato deciso nulla, anche se sono state scelte alcune strutture con cui confrontarsi, per capire il da farsi.
«Il discernimento in atto non ha ancora maturato decisioni definitive, ma ha individuato alcune case della carità da interpellare. Una di queste è quella di San Giovanni di Querciola», ribadisce la congregazione mariana provinciale. Nel territorio di competenza della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla la prima casa risale al 1941, voluta a Fontanaluccia dal parroco don Mario Prandi, e da lì il percorso si è allargato a numerose comunità parrocchiali, anche all’estero, in Madagascar, India, Brasile e Albania. Per questo motivo, nel 1956 la diocesi ha deciso di creare una congregazione mariana apposita, per animare le case parrocchiali.
La diocesi potrebbe decidere di togliere le suore da una struttura, ma non sancire la chiusura “ufficiale”, di esclusiva competenza delle parrocchie sul territorio. (adr.ar.)
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