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SCANDIANO

Gli studenti della “Vallisneri” leggono i ricordi di Helga

Gli studenti della “Vallisneri” leggono i ricordi di Helga

SCANDIANO. «Penso alla storia dell’uomo come a un grande libro e credo che quella dell’Olocausto sia una delle pagine più nere». È con queste parole che, ieri mattina, il sindaco di Scandiano Alessio...

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SCANDIANO. «Penso alla storia dell’uomo come a un grande libro e credo che quella dell’Olocausto sia una delle pagine più nere». È con queste parole che, ieri mattina, il sindaco di Scandiano Alessio Mammi ha iniziato la commemorazione delle vittime della Shoah al cimitero ebraico del paese.

L’apertura delle celebrazioni è stata fatta dagli studenti delle tre classi di terza media della scuola Vallisneri di Arceto che, a turno, hanno letto parti tratte dalle testimonianza di Helga Weissova, internata a soli 12 anni prima a Terezin poi in altri campi di concentramento. Durante le letture i ragazzi hanno fatto vedere alcuni disegni che Helga, coetanea di Anne Frank, ha realizzato nei diversi campi di concentramento in cui è stata rinchiusa.

In diversi momenti della mattinata il sindaco Mammi si è rivolto direttamente agli studenti presenti: «Vi invito a studiare bene la storia e la storia del nostro territorio – ha detto loro – perché fatti del genere non si verifichino mai più. L’Olocausto è stato possibile perché ci sono stati governi che lo hanno ideato e organizzato, ma anche perché ci sono state tante persone che hanno collaborato e non hanno voluto vedere o denunciare quello che accadeva. Ecco, questo non deve più succedere. Se mai si ripresentasse un’occasione in cui nasce e si manifesta un sentimento di odio così profondo verso una minoranza, voi oltre a non collaborare dovrete anche ribellarvi. Questo è il nostro compito – ha concluso – questo è l’impegno che oggi qui ci prendiamo tutti noi, e voi giovani in primis, perché voi siete il futuro».

La presidente della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, Tiziana Ferrari, ha voluto leggere l’ultima lettera inviata ai suoi genitori nel 1939 da una coppia polacca, poi deportata. «Ho voluto leggervela – ha spiegato – perché vorrei ricordare la gioia e la serenità di queste persone. Non voglio ricordarle morte né tantomeno pensare a tutto quello che hanno dovuto passare, voglio invece ricordare la loro memoria».

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