Gazzetta di Reggio

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Unipeg, il futuro è legato alla capitalizzazione

di Roberto Fontanili
Unipeg, il futuro è legato alla capitalizzazione

Fondamentale che ad aderire al progetto siano i soci di maggior peso Intanto si rincorrono voci non confermate di una trattativa con Inalca

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REGGIO EMILIA. Dopo tre bilanci in sofferenza, per far fronte alla necessità di una liquidità sufficiente e operare sul mercato, Unipeg ha proposto ai soci una capitalizzazione. Ma è difficile prevedere se l’adesione dei quasi 700 soci conferitori sarà totale. È probabile che non sarà così. Ma per una cooperativa in cui l’80% dei capi conferiti arriva da una cinquantina di soci, (mentre gli altri conferiscono in media una decina di bovini l’anno), è fondamentale che ad aderire al progetto siano soprattutto i soci di maggior peso, la stragrande maggioranza dei quali peraltro, proviene da fuori provincia e regione.

Se il presidente del colosso cooperativo della macellazione Unipeg, Fabrizio Guidetti, ha escluso inoltre ieri l’altro ogni trattativa con Inalca, l’ipotesi di un possibile accordo tra le due maggiori aziende del settore è filtrata ieri dal quartier generale modenese dell’azienda di Luigi Cremonini. Un’ipotesi non confermata. Ma i problemi di Unipeg, «in particolare la liquidità e la redditività», come sostengono i sindacati, restano ancora irrisolti. Nonostante il piano industriale 2013-2017 in corso, la situazione della cooperativa – che viene da tre anni di bilanci con perdite di 3 milioni nel 2012, di 10 milioni nel 2013 e di 3,5 milioni nel 2014 – è seguita attentamente dal movimento cooperativo, dalle associazioni dei produttori agricoli e allevatori, dagli stessi sindacati. Tutti attendono la fine di febbraio, quando si concluderà il progetto di capitalizzazione per avere un quadro preciso. «Il problema di Unipeg è la liquidità e redditività dell’attività di macellazione, non è la sua patrimonializzazione. Siamo di fronte ad una cooperativa solida», è il commento ieri dei sindacati degli alimentaristi Cgil, Cisl e Uil, che il 21 gennaio ha avuto un incontro con la direzione aziendale e che per il 3 febbraio hanno già convocato un’assemblea generale dei lavoratori. «Inoltre – aggiunge Giovanni Velotti della Flai Cgil – il 24 febbraio è già fissato un altro incontro con la direzione, nel corso del quale ci sarà fornito il resoconto del piano di capitalizzazione».

Per ora i sindacati di fronte ad un’azienda che, dicono, «produce a pieno regime e non ha fatta cassa integrazione, restiamo in attesa di comunicazioni ufficiali, anche se la situazione del secondo gruppo nazionale del settore è attentamente monitorata anche dai sindacati nazionali».

Il presidente della Cia Reggio, Antenore Cervi, si spinge oltre e afferma: «Fino ad ora c’è stata una parziale ricapitalizzazione che terminerà a fine febbraio. È bene che l’esito sia trasparente». Il suo timore è che possa accadere per i bovini quando già accaduto nel settore suinicolo. E cioè uno smembramento di Unipeg, con la formazione di una società come Grandi salumi italiani (dove è presente la cooperazione insieme a privati) a cui finisca la parte della trasformazione e ad una cooperativa finisca la fase di macellazione.

Come accaduto con Italcarni, la cooperativa nata nel 1987 dalla fusione di Acm e Ciam di Modena, oggi in liquidazione coatta amministrativa. «Perché questo non avvenga - continua Cervi – occorre trasparenza. La macellazione bovina ha una marginalità risicata e per evitare il rischio che si cada in un monopolio, resterebbe solo Inalca, abbiamo bisogno di una cooperativa di macellazione. Ma è chiaro che ci deve essere una sostenibilità economica. Nessuna allarmismo, ma non nascondiamoci le difficoltà. Per affrontare questa situazione occorre un piano industriale chiaro, con obiettivi chiari e condivisi con i produttori».

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