Unipeg, il futuro è legato alla capitalizzazione
Fondamentale che ad aderire al progetto siano i soci di maggior peso Intanto si rincorrono voci non confermate di una trattativa con Inalca
REGGIO EMILIA. Dopo tre bilanci in sofferenza, per far fronte alla necessità di una liquidità sufficiente e operare sul mercato, Unipeg ha proposto ai soci una capitalizzazione. Ma è difficile prevedere se l’adesione dei quasi 700 soci conferitori sarà totale. È probabile che non sarà così. Ma per una cooperativa in cui l’80% dei capi conferiti arriva da una cinquantina di soci, (mentre gli altri conferiscono in media una decina di bovini l’anno), è fondamentale che ad aderire al progetto siano soprattutto i soci di maggior peso, la stragrande maggioranza dei quali peraltro, proviene da fuori provincia e regione.
Se il presidente del colosso cooperativo della macellazione Unipeg, Fabrizio Guidetti, ha escluso inoltre ieri l’altro ogni trattativa con Inalca, l’ipotesi di un possibile accordo tra le due maggiori aziende del settore è filtrata ieri dal quartier generale modenese dell’azienda di Luigi Cremonini. Un’ipotesi non confermata. Ma i problemi di Unipeg, «in particolare la liquidità e la redditività», come sostengono i sindacati, restano ancora irrisolti. Nonostante il piano industriale 2013-2017 in corso, la situazione della cooperativa – che viene da tre anni di bilanci con perdite di 3 milioni nel 2012, di 10 milioni nel 2013 e di 3,5 milioni nel 2014 – è seguita attentamente dal movimento cooperativo, dalle associazioni dei produttori agricoli e allevatori, dagli stessi sindacati. Tutti attendono la fine di febbraio, quando si concluderà il progetto di capitalizzazione per avere un quadro preciso. «Il problema di Unipeg è la liquidità e redditività dell’attività di macellazione, non è la sua patrimonializzazione. Siamo di fronte ad una cooperativa solida», è il commento ieri dei sindacati degli alimentaristi Cgil, Cisl e Uil, che il 21 gennaio ha avuto un incontro con la direzione aziendale e che per il 3 febbraio hanno già convocato un’assemblea generale dei lavoratori. «Inoltre – aggiunge Giovanni Velotti della Flai Cgil – il 24 febbraio è già fissato un altro incontro con la direzione, nel corso del quale ci sarà fornito il resoconto del piano di capitalizzazione».
Per ora i sindacati di fronte ad un’azienda che, dicono, «produce a pieno regime e non ha fatta cassa integrazione, restiamo in attesa di comunicazioni ufficiali, anche se la situazione del secondo gruppo nazionale del settore è attentamente monitorata anche dai sindacati nazionali».
Il presidente della Cia Reggio, Antenore Cervi, si spinge oltre e afferma: «Fino ad ora c’è stata una parziale ricapitalizzazione che terminerà a fine febbraio. È bene che l’esito sia trasparente». Il suo timore è che possa accadere per i bovini quando già accaduto nel settore suinicolo. E cioè uno smembramento di Unipeg, con la formazione di una società come Grandi salumi italiani (dove è presente la cooperazione insieme a privati) a cui finisca la parte della trasformazione e ad una cooperativa finisca la fase di macellazione.
Come accaduto con Italcarni, la cooperativa nata nel 1987 dalla fusione di Acm e Ciam di Modena, oggi in liquidazione coatta amministrativa. «Perché questo non avvenga - continua Cervi – occorre trasparenza. La macellazione bovina ha una marginalità risicata e per evitare il rischio che si cada in un monopolio, resterebbe solo Inalca, abbiamo bisogno di una cooperativa di macellazione. Ma è chiaro che ci deve essere una sostenibilità economica. Nessuna allarmismo, ma non nascondiamoci le difficoltà. Per affrontare questa situazione occorre un piano industriale chiaro, con obiettivi chiari e condivisi con i produttori».
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