La lotta antifascista poi la coop edile, pittura e scrittura
SCANDIANO. «Il mio nome di battaglia era Iside, come la Dea egiziana che mandava tra gli inferi le persone. Io ci mandavo i tedeschi». Parole schiette che raccontano tanto di Nemesio Crotti e della...
SCANDIANO. «Il mio nome di battaglia era Iside, come la Dea egiziana che mandava tra gli inferi le persone. Io ci mandavo i tedeschi». Parole schiette che raccontano tanto di Nemesio Crotti e della sua storia. Nato a Ventoso il 3 marzo 1925 da una famiglia di sinistra, entra nel movimento clandestino antifascista già da studente, quando portava in giro le copie proibite dell’Unità. Durante la guerra è il comandante del settimo battaglione della 26ª Brigata Garibaldi, e subito dopo si impegna in politica, come segretario del fronte della gioventù, poi dell’alleanza nazionale e infine delle sezioni giovanili comuniste.
Negli anni seguenti si trasferisce in Sardegna su suggerimento di un amico, il futuro presidente della Repubblica Francesco Cossiga, e vicino a Sassari fonda la cooperativa edile Sacea, prima di tornare nella sua Scandiano, nella casa di famiglia a Ventoso.
Sempre a fianco della moglie Vittoria. Crotti aveva un grande amore per la pittura, ed era molto orgoglioso delle tante mostre all’estero, a Parigi come a Bruxelles. A questa passione ha poi unito in seguito quella per la scrittura. Il suo primo libro era un racconto dell’esperienza sarda, “Sardegna Mon Amour”, seguito nel 2005 da “Il ribelle” e nel 2011 da un volume dedicato alla Resistenza, “Uomini, donne e bambini artefici della Resistenza reggiana, dal monte Cusna al fiume Po e dal fiume Secchia al fiume Enza”. Pochi mesi fa l’ultima opera, la storia della sua vita, “Partigiano Imprenditore Pittore Scrittore”. (adr.ar.)
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