La madre di Lorenzo Burani: "Chiedo giustizia per mio figlio ucciso"
di Jacopo Della Porta
Bibbiano: i famigliari presentano appello per il risarcimento, ma non possono farlo per la pena. "L'assassino non sconterà più di 12 anni"
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BIBBIANO. «La vita di mio figlio vale così poco? Una condanna a 12 anni e poi di fatto tra un po’ il suo assassino tornerà libero anche se ha ucciso il padre di una bimba di 10 anni?». Elisabetta Hatziapanajotu e il marito Franco Burani non possono darsi pace per il figlio 38enne Lorenzo, ucciso a colpi di pistola il 30 settembre 2013 a Lesignana di Modena dal 52enne Giovanni Nebbioso.
L’omicida è stato condannato in primo grado lo scorso luglio a 12 anni al termine di un processo con rito abbreviato, che gli ha consentito di ottenere uno sconto di pena di un terzo. Inoltre all’imputato sono stati riconosciuti il parziale vizio di mente e le attenuanti generiche, mentre sono cadute le aggravanti della premeditazione e dell’aver agito per motivi futili e abietti.
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«Ma come è possibile permettere a un assassino di accedere a un rito abbreviato - si chiede ancora oggi la madre - e godere così di uno sconto di pena significativo? Queste norme sono ingiuste. Non le capisco e non lo capirà mai». Il suo sgomento è lo stesso del giorno della sentenza, quando urlò in aula tutta la sua disperazione, e per questo venne anche denunciata.
La mite condanna a Nebbioso ha lasciato sconcertate tutte le parti civili, i genitori e il fratello Roberto, assistiti ora dagli avvocati Giovanni Tarquini e Domizia Badodi, la compagna Valeria Bigi, che si è costituita anche a nome della figlia.
I familiari però non possono appellarsi per chiedere una condanna più severa: poteva farlo il pm Katia Marino, che però ha deciso di non farlo (e del resto la sua richiesta, 14 anni, si avvicina alla condanna inflitta dal giudice). Ai familiari è consentito solo appellare la parte della sentenza relativa alle provvisionali, cioè le somme che il giudice ha riconosciuto alle parti civili come anticipo per il danno subito (i risarcimenti vengono poi di solito definiti in sede civile). Anche le provvisionali hanno provocato la reazione dei familiari: appena 35mila euro per ogni parte civile, mentre le richieste erano comprensibilmente molto più alte.
Nebbioso comparirà in Corte d’assise d’appello il 9 marzo e anche l’avvocato difensore Erika Zinani, del foro di Modena, ha fatto appello, ovviamente per motivazioni opposte a quelle dei Burani, cioè per chiedere un ulteriore sconto di pena per il suo assistito.
L’appello delle parti civili non mira tanto ad ottenere un risarcimento più alto, perché difficilmente l’imputato pagherà, ma vuole essere un modo per sottolineare come nel processo di primo grado la vicenda non sia stata valutato correttamente.
Gli avvocati Tarquini e Badodi contestano il fatto che siano cadute le aggravanti dei motivi futili e abietti e della premeditazione. Inoltre non ritengono vi sia un nesso tra il vizio parziale di mente dell’imputato e il reato che ha commesso. I legali, come spiegato, non possono chiedere una pena più alta, ma solo una provvisionale adeguata, anche se in questo modo intendono sottolineare come la condanna sia stata in fin dei conti troppo mite. Il dibattimento avrà dunque un valore anche simbolico, nel tentativo di dare, almeno in piccola parte, un po’ di giustizia ai familiari di Lorenzo.
Per la madre Elisabetta il processo di secondo grado è anche un modo per tornare a parlare del figlio. «In primo grado nessuno ha pensato a lui. Ci si è soffermati solo su chi lo ha ucciso. Ma Lorenzo era un ragazzo buono, un grande lavoratore, che è stato strappato alla figlia che amava e per la quale viveva. Nessuno ha pietà per lui e per noi? E’ davvero terribile dover seppellire il proprio figlio e lo è ancora di più se poi non si ottiene nemmeno un briciolo di giustizia».
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