Ma dal polo museale nessuna certezza sulle sorti del castello
Canossa, il sindaco Bolondi: «Ieri è stato fatto il primo passo Forse potrebbero entrare in gioco anche Stato e Regione»
CANOSSA. Speranze, paure e la bozza di un accordo di valorizzazione. È quello che il sindaco Luca Bolondi ha portato a casa dall’incontro – attesissimo – che si è svolto ieri al Polo museale di Bologna.
Da una parte del tavolo si è seduta la delegazione di Canossa – formata dal primo cittadino, dall’assessore Maria Elena Salsi e dal dirigente comunale Gabriele Mezzetti–, dall’altra il direttore Mario Scalini. Al centro della discussione, neanche a dirlo, le sorti del castello di Matilde.
Come ci si poteva aspettare, una soluzione definitiva non è stata trovata: troppi i soggetti coinvolti – di fatto o potenzialmente – nella gestione del maniero, troppe le incognite. La più importante, come si può ben immaginare, è quella economica. In un momento di crisi come quello attuale, in cui si grattano soldi addirittura dalle fondamenta di scuola e sanità, non ci si può aspettare che la strada della cultura venga lastricata d’oro. Soprattutto in un Paese che ha dimostrato in più di un’occasione (l’ultima la “velatura” delle statue dei Musei Capitolini) di non credere nel proprio patrimonio artistico. E il Comune, da parte sua, pur facendo il massimo non potrebbe accollarsi interamente la gestione del castello.
La situazione, insomma, è molto delicata. Al punto che il sindaco di Canossa, uscito dalla riunione, ha dichiarato solo un decimo di quello che, forse, avrebbe voluto. «È stato fatto il primo passo – ha affermato – e siamo contenti che il Polo museale di Bologna ci abbia accolti. Ci hanno lasciato una bozza dell’accordo che dovremmo sottoscrivere: ora la studieremo attentamente, valutando quali risvolti potrebbe avere per il castello e cosa comporterebbe per il Comune, poi ci esprimeremo. Forse – ha aggiunto – potrebbero entrare in gioco anche lo Stato e la Regione».
D’altra parte, fino al 31 dicembre del 2015, la Regione era già coinvolta nella gestione del castello: su 45mila euro di spese totali, infatti, circa 10mila venivano dal Comune, il resto dalla Provincia (che si autofinanziava con i biglietti d’ingresso) e da finanziamenti regionali.
La Provincia è ora disarmata dalla riforma Delrio, va bene, ma quei finanziamenti regionali non potrebbero essere confermati?
Certo qualcuno potrebbe dire che basterebbe eliminare le visite guidate – cosa che, purtroppo, rischia di avvenire – e sostituirle con più economiche – quanto asettiche – audioguide. E poi, continuando su questa linea di pensiero, a cosa servirebbe garantire l’apertura del maniero 5 giorni su 7, con attività didattiche e interattive? Il custode potrebbe occuparsi di tutto (cioè dell’apertura del cancello), tra un giorno libero, un legittimo periodo di ferie e le malattie.
«Spero solo che si trovi una soluzione prima del 29 febbraio – ha concluso, preoccupato, il sindaco – che è davvero dietro l’angolo».
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